di Gisella SANTORO
Nel modulo 4-3-3 di Maurizio Sarri, la fase offensiva della Lazio trova la sua espressione principale nel tridente d’attacco, composto dagli esterni Isaksen e Zaccagni e dal centravanti, Dia. Sebbene il centro dell’attacco fatichi a produrre azioni veramente pericolose, sono proprio le fasce laterali a caricarsi sulle spalle il peso del gioco offensivo.
I due attaccanti esterni sono ormai al top della condizione fisica da diverse partite, e per entrambi è finalmente arrivato il momento di incidere in maniera decisiva in campo, riempiendo il tabellino di Lazio-Cagliari con i loro gol. Dopo aver celebrato Isaksen, è ora il turno di concentrarsi su Mattia Zaccagni.
Il capitano e leader tecnico della Lazio ha dimostrato un recupero effettivo dall’infortunio di inizio ottobre. Superando qualche acciacco e stringendo i denti, è sceso in campo in campo contro l’Atalanta e la sua piena e ritrovata condizione fisica è stata confermata dalle prestazioni convincenti fornite contro Juventus, Pisa e Cagliari.La sua importanza è sottolineata anche dai numeri: con 9 presenze in campionato Zaccagni ha già messo a segno 3 gol, confermando il suo ruolo chiave per l’attacco biancoceleste.
Tuttavia, Zaccagni ha anche qualcosa da recriminarsi dal punto di vista caratteriale, in particolare per i suoi atteggiamenti nei momenti di difficoltà. Infatti, quando la Lazio passa in svantaggio o non riesce a concretizzare la fase di attacco, Zaccagni non sa mantenere la calma e non è capace di rassicurare la squadra, anzi, è il primo ad innervosirsi. Per questo è necessario che Zaccagni impari a controllarsi e a migliorare la gestione emotiva delle situazioni problematiche.
Mentre la Lazio si gode le sue prestazioni e il suo recupero, un osservatore d’eccezione come Gattuso in veste di ct della Nazionale sta a guardare. Le convincenti prove di Zaccagni potrebbero riaprirgli le porte della Nazionale, un obiettivo che l’esterno biancoceleste può legittimamente porsi grazie al suo stato di forma attuale.
















