di Giorgio BICOCCHI

La Lazio decide di restare sull’ altalena: non da’ seguito alla vittoria sulla Juventus arenandosi sull’Arno. Biancazzurri in netto regresso rispetto a domenica sera, capaci di imbastire nell’intero arco della gara soltanto due o tre occasioni nitide. Per il resto un effimero tran-tran. E per fortuna che – nel finale – Provedel ha sventato il gol nerazzurro della beffa. Una consolazione piccola? “Il fatto di non aver subito gol per la terza volta di fila”, sottolinea l’amico che ama le statistiche. Poca roba davvero: sono veramente due punti persi anche e soprattutto perché il Pisa resta ancora una delle squadre a digiuno di vittorie. Forse è il caso di abituarsi per sempre all’idea che sarà una annata fatta di sprazzi e non di continuità…

Primo tempo

– Ci metteremo almeno 25 minuti a carburare, a mettere la testa dentro la gara. “Aho, queste so’ le classiche partite in mezzo alla settimana. In cui non sai che trovi…”, chiosa un amico. In effetti all’inizio Lazio deconcentrata. E dai bassi ritmi;

– Il Pisa conferma di avere un attacco asfittico. Ci aspetta, gioca di rimessa ma denota giocatori poco tecnici. “Senno’ non avrebbe segnato solo cinque gol in otto gare”, si commenta… Anche se Toure, a tre metri da Provedel, fallisce un gol che pareva fatto per nostra fortuna;

– Isaksen commette quattro falli nei primi tredici minuti. Sul danese la colpa di essersi letteralmente mangiato un gol, scaricando sul portiere un assist al bacio di Zaccagni;

– C’è poi un clamoroso palo interno di Basic. “Ce dice male… solitamente quei palloni colpiscono la schiena del portiere e finiscono in rete”, chiosa un compagno di stadio. La Lazio sale di ritmo e convinzione nel finale della frazione. Basic ci proverà dalla distanza altra due volte. “Questo ormai s’e’ convinto de esse forte, mo so’ cavolo pe l’altri…”;

– Zaccagni chiude in crescendo. Dia non pervenuto: “Ammazza quanto ce manca la tigna del Taty”, un commento nostalgico dal web. La sensazione è quella di aver buttato un tempo. E adesso, col terreno sempre più allentato, sarà magari un problema ulteriore rendersi pericolosi…

Secondo tempo

– Pochi minuti per capire che non caveremo un ragno dal buco… Nessuna azione, ritmo di nuovo basso, azioni prevedibili, nessun cambio di marcia;

– “E quanno segni giocando così…”, twitta un amico. Sarri prova a scuotere la squadra con un paio di cambi. Ma la squadra resta avvitata su se’ stessa. In attacco non combiniamo nulla…;

– “Guarda come va a finì sta partita, eh…”: i Laziali coi capelli bianchi profetizzano la sventura imminente;

– E quasi ci andiamo vicini a prendere il gol. Provedel sventa, Toure incorna ma la palla sfila a lato. Concediamo corners e da lì qualche patema arriva;

– Nessuno squillo neppur da Pedro. Tantomeno da Noslin. “Quanto manca er Taty in queste partite”, si rimarca sul web. Verissimo… Quando Vecino calcia a lato da fuori area cala il sipario. Peccato, avevamo assaporato nei giorni precedenti la sfida il sapore del blitz. Niente da fare, la Lazio di quest’anno fa e disfa. Al momento vivendo ancora una classifica anonima…

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