di Giorgio BICOCCHI (foto © Antonio FRAIOLI)
Diffidare sempre della Lazio. “Con Atalanta e Juve dovevamo affondare e invece… zero gol subiti e quattro punti. Il pallone e’ questo…”. Si esce dall’Olimpico cantando ma c’è chi mantiene lucidità e dono della sintesi. Una Lazio meravigliosa per compattezza e tenacia vince alla grande con la Juve e si rilancia. Tutti danno tutto, senza risparmiarsi. Provedel compie un paio di parate importante mentre – dall’altro versante – creiamo, realizziamo un gol mettendo insieme a che altre importanti occasioni potenziali. Lazio di ferro: merito di Mister Sarri averla ricoricata dopo mesi di interrogativi e paure. Ora due gare scivolose contro Pisa e Cagliari in cui dovremo gestire l’entusiasmo per questo vero exploit…
Primo tempo
– Lazio timida in avvio? Macché… Affidiamo a Marusic la bega di giornata, ovvero il piccolo Conceicao. Per il resto presidiamo e affondiamo;
– Eccola, la favola di Toma. Basic fa onore ad uno striscione apparso nei Distinti Sud. Carica il sinistro e beffa Perin. “Aho, da quanto non segnavamo da fuori area co’ Sarri?”, si scherza in tribuna;
– Non siamo arrendevoli, anzi… Spirito e tenacia ci assistono. Davanti a Tudor (che avrebbe voluto vederlo se fosse rimasto alla Lazio) Isaksen e’ un furetto. Guadagna punizioni ed e’ costante spina nel fianco. Crea scompiglio, poi Guendouzi calcia male verso Perin;
– “Daje Dia”, si urla in tribuna. Ma Dia ha una brutta bestia, Gatti, che lo limita e gli soffia spesso palla;
– La Juve guadagna la nostra trequarti dalle corsia esterna ma per fortuna innesca poco Vlahovic e David;
– E’ il canadese a creare la più limpida occasione bianconera nella prima frazione. Ma Provedel e’ un muro;
– Quale e’ il timore? “Che avemo speso tanto e che crollamo fisicamente come a Bergamo…”, ci scrive un amico. Ma siamo in vantaggio…
– Difesa ermetica centralmente. Lazzari e Marusic presenti sulle fasce. In mezzo Cataldi orchestra. Isaksen migliore dei nostri… Se Zaccagni indovinasse la percussione giusta… Ma tutti sappiamo che sarà una ripresa al calor bianco. Anche perché le opzioni bianconere in panchina incutono paura. Tipo Yildiz, mica uno qualunque …
Secondo tempo
– Eccolo, il turco. Combinerà poco in realtà adeguandosi al tran-tran sterile della Juve. Noi ci acquattiamo dietro la linea della palla ma restando vigili;
– Sarri toglie Lazzari, ammonito. “Gran mossa, Yildiz l’avrebbe puntato…”, in tribuna approvano la scelta;
– La Juve picchia: Locatelli e McKennie ammoniti. I nostri sembrano dei grilli: corrono, raddoppiano le marcature, si gettano a perdifiato negli spazi;
– Isaksen – imprendibile – sfiora il 2 a 0. Dia non conclude ma svolge un lavoro da collante;
– Basic esce tra un’ovazione: incredibile la sua metamorfosi. Una vera storia da Lazio… Ecco Vecino che si mette in mezzo a fare legna;
– Provedel salva su colpo di testa ma la Juve va a sprazzi. Nella parte occupata dai tifosi della Juve si mugugna e si mastica amaro;
– Tudor li butta dentro tutti ma in attacco e’ fuffa. Pedro per poco non coglie il “sette”. “Aho, prende er pareggio adesso me scoccerebbe…”, si commenta accanto a noi. Giusto perché la Juve – aggredita su ogni zolla del campo – arranca mentre la Lazio sprizza ottimismo e vitalità fisica;
– Finisce così: Lazio-Juve la decide Basic, il croato dimenticato. Mentre Tudor – che lo aveva bocciato – si sognerà la sagoma fiammeggiante di Isaksen chissà quante notti…
















