di Giorgio BICOCCHI
In questa annata infame, dove non passa settimana in cui fioccano le polemiche e perdiamo purtroppo pure giocatori, ci mancava pure la Juve assetata di punti, a secco di vittorie da metà settembre
Badate bene: sarà gara molto più complicata rispetto a Bergamo. Perché la Juve – pur non sorretta ancora da un gioco corale consolidato -rispetto agli orobici abbonda di individualità, di giocatori di classe infinita dalla cintola in su, di un parco attaccanti individualmente fantastico. Ecco perché per schivare una classica imboscata dovremo confezionare la classica gara senza macchia, senza errori e/o omissioni, giocando compatti in quaranta metri, sperando nel contro-golpe improvviso, sprigionando levleve di Zaccagni e Isaksen.
Il fattore che temiamo di più? Le tante alternative di spessore che Tudor avrà in panchina, capaci di cambiare l’inerzia del match dall’ora di gioco in avanti. I cambi di passo di Conceicao (lo affideremo a Lazzari che ha lo stesso baricentro e lo stesso passo?) e di Yildiz, carico a pallettoni dopo aver indossato la fascia di capitano nella mitica Arena del Bernabeu ma ancora alle prese con i suoi cronici problemi al ginocchio, che potrebbero indurre il tecnico bianconero a gestirlo con prudenza e a farlo partire dalla panchina.
Le risorse a nostra disposizione? Ovvio che la missione di annacquare le tante individualità bianconere passerà per un rendimento puntuale ed attento della difesa, Provedel e gli esterni bassi in primis. E poi dalla capacità di aiutare e di raddoppiare le marcature degli esterni alti. A Dia il compito di eventualmente cucire le nostre trame offensive. Sarà fondamentale non scoprirsi mai, non offrire il fianco perché la Juve di Madrid ha dimostrato di gradire ripartenze e contropiede da brividi. Dovremo fare attenzione a Vlahovic (uno che vede rosso non appena ci incrocia) e ai colpi in acrobazia, tipo corner e spioventi: qui Gatti e Kelly possiedono muscoli e centimetri per farci male.
Insomma, lo avrete capito: partiamo svantaggiati e con un mucchio di incognite. A cominciare da una panchina scarna. Certo, sarebbe stata la partita-ideale per gente come Rovella e Taty: saremmo andati all’Olimpico più convinti delle nostre possibilità e delle nostre risorse. Qui invece dovremo combattere in trincea, soffrendo, sbuffando perché inferiori per uomini e mezzi ai bianconeri. Pisa e Cagliari – nel breve lasso di quattro giorni – saranno le prossime sfide da non fallire, dalle quali reclamare il massimo dei punti. Quella con la Juve – obiettivamente – pare una gara largamente in salita. Semplicemente perché la Juve – al netto di una manovra che ancora balbetta – detiene individualità, colpi e guizzi in misura decisamente maggiore rispetto ai nostri…
















