di Arianna MICHETTONI
Provedel – 5.5: Vero, è incolpevole sul gol. E ne salva uno, di reazione, su Pinamonti. Tuttavia, la sensazione di mediocrità – la stessa che pervade l’ambiente tutto, e che attanaglia la squadra – lo include nel chiedersi se avrebbe potuto dare di più, fare di più, soprattutto sulla costruzione “dal basso”.
Marusic – 5.5: Difensivamente sufficiente, ma si lascia frenare da una squadra che nulla fa di irrefrenabile. Non può non far valere fisicità, posizione e statura – non quando l’avversario fa dello scontro il suo punto di forza.
Gila – 6: Strappa la sufficienza con una prestazione ordinata, agendo il suo ruolo senza fronzoli o particolare pathos. In difesa è il valore aggiunto, sventando ogni velleità neroverde.
Romagnoli – 4.5: Votazione peggiorata dal retrogusto amaro di una titolarità ritrovata per diritto, non per merito. Il posto è una conquista, la stessa che lui ha perso contro Fadera e a causa di ogni chiusura sbagliata.
Tavares – 6: Il suo cruccio è difensivo: Nuno è il giocatore da slegare dalla necessità di recuperare palloni. È a suo agio nella corsa libera, nella sfida che fa a sé stesso quando punta l’uomo da saltare.
Guendouzi – 5.5: Battibecca con i compagni di reparto, che gli rendono difficile il posizionamento a centrocampo. Cerca di trovar spazio sulle fasce, causando però una gran confusione. (Dal 80’ Isaksen – SV: ma emblematica la scelta di schierarlo in campo, nonostante il ritardo di condizione.)
Rovella – 6.5: Il migliore in campo, e per distacco. Ci mette grinta, abnegazione, professionalità: qualità non di gioco, ma mentali. Rimprovera Dele-Bashiru, a cui avrebbe voluto servire più palloni; rimprovera pure Guendouzi, corpo estraneo della partita. E quando è costretto alla sostituzione, la Lazio – già in precario equilibrio – collassa e va in frantumi. (Dal 41’ Cataldi – 5.5: Far presenza in campo differisce dall’avere un ruolo in campo. Ha il piede avvezzo al tiro, tanto che è l’unico a provarci dalla distanza – ma non basta).
Dele Bashiru – 4.5: non pervenuto. Non corre, non pressa, non accompagna, non aiuta nel giro palla. Semplicemente, non. (Dal 46’ Belahyane – 5.5: Non è ancora perfettamente inserito nel gioco di Sarri, ma fa un lavoro di recupero palla che – almeno – illude possa esserci un margine di crescita e miglioramento. La Lazio, data la scarsità, deve aggrapparcisi.)
Cancellieri – 5: Evanescente, non apporta alcun beneficio al malmesso attacco biancazzurro. Ma è quasi incolpevole, data la generale inefficacia del reparto. (Dal 60’ Pedro – 6: La Lazio dipende dai suoi colpi. L’unico ad inventare una giocata, ad aprire uno spazio, a creare un’azione. La resa della sua mezz’ora è, da sola, superiore alle prestazioni dell’intero trio d’attacco.)
Castellanos – 5: È quanto più lontano possa esistere dall’idea di attaccante. Da solo non può trascinare la squadra, che mai lo mette, però, nelle giuste condizioni realizzative. (Dal 60’ Dia – 5: A sua volta nullo.)
Zaccagni – 5.5: Cercasi attaccante disperatamente. In crisi di condizione (tanto fisica, quanto mentale) è al solito ricettacolo di contrasti e falli, ma non fa nulla per reagire.
All. Sarri – 5.5: Sembra quasi la resa sia vicina. Non può fare quel che può con quel che ha: semplicemente, non avendo nulla, non può fare nulla. E non ha colpe, se non quella di continuare a tentare.
















