di Giorgio BICOCCHI
Alla ricerca della vittoria interna perduta: sarà questo il motivo principale della notte dell’Olimpico, assodato che l’ultima gara casalinga con i tre punti a corredo risale al lontanissimo febbraio scorso.,Fermo restando che un successo liberatorio darebbe un pizzico di fiducia alla squadra e all’ambiente, già (giustamente) sottosopra per le modalità con le quali è giunto lo stop di Como.
Già, ma bisogna temere maggiormente il Verona o la Lazio? Forse più la seconda ipotesi: se dovessimo replicare infatti la gara senza mordente vissuta al “Sinigaglia” sarebbero davvero guai seri, anche in previsione della successiva sosta di 15 giorni, sempre prodiga di critiche e/o processi in caso di insuccesso prima dello stop. Parliamoci chiaro: serve una vittoria, pure se ottenuta grazie ad rimpallo, un gol di stinco, una azione fortuita o fortunosa. Se non è gara-spartiacque poco ci manca, insomma, anticipando il successivo viaggio al “Mapei” e il derby del 21 settembre.
Servirà una Lazio orgogliosa e sul pezzo, “cattiva” su ogni palla, magari in pressing per recuperare palla e poi ripartire sugli esterni. Il Verona visto a Udine – nonostante sia ancora una volta una multinazionale da plasmare per via delle tante anime messe a disposizione di Zanetti – e’ squadra capace di metterci in difficoltà, hai voglia… Ha attaccanti rapidi (e in settimana si sono aggiunti il potente centravanti nigeriano Orban e il funambolo Baldanzi) in grado di metterci in difficoltà. Oltre a un paio di centrocampisti (Serdar su tutti) bravi ad inserirsi e a concludere. Vista la Lazio di quest’anno nessuno chiederà bel gioco, manovre ariose e azioni delicate. Sarà una stagione da elmetto in testa, spesso scendendo in trincea per limitare i danni. Ecco perché gare come quella di domenica notte vanno vinte, in un modo o nell’altro… Mai come quest’anno nessuno sindacherà sulle modalità e procedure con le quali la Lazio indirizzerà a proprio favore le sfide di campionato. Con determinazione e coraggio bisognerà vincere contro squadre della seconda e terza schiera del torneo. Alla bellezza del gioco torneremo a pensare dal 2026, ammesso e non concesso che il mercato invernale ci regali volti nuovi e nuovi sogni da coltivare…
















