di Valerio Giuseppe BELLINGHIERI
Il tecnico Maurizio Sarri è intervenuto in conferenza stampa dal Lazio Training Center di Formello alla vigilia della sfida della seconda giornata di campionato contro il Verona:
Come ha lavorato la Lazio in questa settimana e quanta voglia di riscatto ha visto negli occhi della squadra dopo Como?
“La squadra ha lavorato normalmente, come sempre, da giovedì abbiamo cominciato a dedicarci a questa partita. La voglia di riscatto deve essere forte, è una squadra che non vince in casa da 6 mesi e la voglia di dare una soddisfazione ai tifosi deve essere enorme”.
Come ti senti a tornare all’Olimpico dopo dopo un anno e mezzo e poi, dopo una prestazione così negativa, l’orientamento è quello di concedere una prova d’appello per avere una reazione di orgoglio oppure ci dobbiamo aspettare qualche cambiamento?
“Per quanto riguarda l’ultima prestazione penso che non ci sia da colpevolizzare nessuno se non il tipo d’atteggiamento che abbiamo assunto in collettivo; a livello individuale, non vedo nessuno più colpevole di qualcun altro. Mi farà piacere tornare all’Olimpico, però quello che dobbiamo sentire è la voglia di dare una soddisfazione ai tifosi e dopo questo viene il mio ritorno”.
Una squadra con queste caratteristiche riuscirà a fare un gioco di palleggio come gradisce lei, oppure un gioco di profondità come abbiamo visto nel secondo tempo di Como?
“La mia esperienza alla Lazio non è mai stata di grande palleggio, quindi quando parlo di come giocare, intendo non il modulo ma come sviluppare il gioco. A Como durante il primo tempo avevo già avuto la sensazione che l’unico modo per potergli far male sarebbe stata l’attacco alla profondità. A Como abbiamo avuto dei numeri sotto tutti i punti di vista da serie C e questo come paradosso mi dà anche fiducia perché non possono essere numeri nostri. Abbiamo perso per l’atteggiamento”.
C’è stato anche un piccolo blocco psicologico nella squadra nel passare dal calcio che è stato fatto l’anno scorso a quello tuo e, se sì, si è dovuto lavorare anche sulla testa dei giocatori? Come vede Dele-Bashiru?
“È un passaggio in cui giochi pensando e quindi perdi molti tempi di gioco, quando questo diventerà automatico, non pensando più, i tempi di gioco non si perderanno più. Io penso di proporre un calcio semplice però, come diceva Cruyff, il calcio più bello del mondo è il calcio semplice ed il calcio più difficile del mondo da giocare è un calcio semplice. Spero che questa sia una fase di transizione. Dele-Bashiru? Siamo ancora alla prefazione di questo giocatore, che ha molte qualità tecniche e va sicuramente affinato ma parte bene”.
Dovrà adattarsi il gioco di Sarri alla squadra o viceversa?
“Le mie caratteristiche ormai le conosce tutta Europa da almeno 15 anni, se questa squadra non si adatta a me evidentemente hanno sbagliato a chiamarmi”.
Ai blocchi di partenza, sulla carta, quante squadre ci sono più forti della Lazio in campionato?
“Non l’ho ancora capito, perché mi devo rendere conto di quello che possiamo fare. Se guardi sulla carta per il settimo posto, è difficile pensare che il Milan arrivi ancora dietro, il Bologna ha fatto bene in coppa ma male in campionato ed il Como sicuramente sarà una squadra in corsa per l’Europa, quindi, comincia a farsi dura”.
La Lazio dello scorso anno è incompatibile con quella di questa stagione?
“La Lazio lo scorso anno ha fatto bene finché ha espresso un’energia nervosa e mentale straordinaria, andava al di là dell’aspetto puramente tattico e dobbiamo innescare alti livelli di energia a livello mentale, come visto nel precampionato, perché è un’aspetto fondamentale che viene prima di quello puramente tattico”.
Come si possono valorizzare gli esterni come Zaccagni che è in difficoltà in fase offensiva anche sfruttando il centrocampo?
“Le partite oltre che di qualità si possono vincere di continuità, ma in momenti di forte difficoltà se non hai la qualità necessaria per saltare l’uomo le situazioni sono poche ed è una problematica che potrebbe anche rimanere. Bisogna vedere se a livello di quantità riusciamo a mantenere in situazioni critiche e prolungate le altre squadre, ma così facendo puoi sbilanciarti rischiando di finire sotto. Confidare nei 14 gol a stagione di un ragazzo di 38 anni come Pedro è difficile, ma fortunatamente non abbiamo avuto riscontri negativi finora a riguardo”.
C’è la possibilità di vedere Pedro dall’inizio e poi su Zaccagni, che a volte si estranea dal gioco offensivo, che indicazioni ha avuto a riguardo?
“Zaccagni sa cosa penso di lui, che dovrebbe andare in doppia cifra tutti gli anni perché ha qualità fisiche e tecniche. Deve migliorare molte cose. Pedro potrebbe partire dall’inizio, ma bisogna tenere presente che averlo in panchina è una grossa arma che fa estremamente comodo”.
Come Stanno Vecino, Patric e Isaksen?
“Sono ancora in area medica, le condizioni sono positive, il più vicino al rientro penso sia Vecino ma tutti e tre si stanno ancora allenando a parte”.
Tavares sta facendo il massimo o lo sta dosando in fase offensiva?
“Tavares è un terzino, cioè un difensore esterno e si sta adattando a questo. Fa molti lavori che considera importanti con grande accelerazione e ciò che ritiene meno importante con accelerazioni di intensità minori. Se riuscisse a fare le stesse accelerazioni in entrambe le fasi di gioco diventerebbe un difensore esterno di grande livello”.
Un bilancio di questi primi 50 giorni di Lazio?
“Fino ad una settimana fa pensavo di essere a buon punto in fase mentale, ma nella scorsa partita ho visto tutt’altro. Spero che sia una fase transitoria e che non ci manchi mai più l’energia per lottare nelle partite”.
















