Nella conferenza stampa negli studi di Lazio Style Channel, Maurizio Sarri si è soffermato anche sugli aspetti più tecnici, iniziando a dare le prime valutazioni sui giocatori dopo i primi 10 giorni di lavoro in ritiro:




Quello che dice il presidente sulle potenzialità è vero fino a un certo punto. Una squadra si può portare al limite ma non è detto che questo sia sufficiente per vincere. L’aspetto economico è importante e lo dicono i fatti. Nuno Tavares non è quello che mi aspettavo tatticamente, secondo me l’esperienza al Benfica gli ha lasciato tanto. Dele-Bashiru è un libro da scrivere. Noi questa settimana abbiamo lavorato su qualche modulo alternativo ma poi abbiamo deciso di posticipare il tutto per evitare di mandare in confusione i giocatori. Lo faremo solo dopo che avranno assunto la giusta consapevolezza“.

Tutte le considerazioni che si possono fare in questo momento sono teoriche. Il rischio che le squadre che sono arrivate subito dietro ti possano agguantare esistono. Però questo ci deve interessare fino a un certo punto. L’obiettivo è costruire una base che con due o tre innesti ci permetta di essere competitivi. Noi se ragioniamo sulle altre squadre ci facciamo del male da soli, dobbiamo pensare solo a lavorare“.

La Lazio la vedo come una squadra che si impegna in allenamento, tutto il resto non è rilevante. Se si parla di Luis Alberto, Immobile e Milinkovic si parla di giocatori fatti che erano alla Lazio da tanto tempo. Noi dobbiamo lavorare sulle qualità del gruppo a disposizione e provare a esaltarle. Chiaramente se si fa il paragone con alcuni dei migliori giocatori degli ultimi giorni della Lazio ha poco senso. Andiamo per step“.

Nella parte finale della stagione non ho più visto nell’ultima Lazio la forza caratteriale che ho visto nella prima parte. Per 6 mesi la squadra mi aveva fatto impressione per la forza caratteriale mentre nel finale si è normalizzata. Probabilmente hanno viaggiato su dei livelli che per loro erano vicini al limite. Parliamo di un gruppo di giocatori che era arrivato a un’età molto elevata. I calciatori a volte sono pieni di un ambiente e sentono il bisogno di cambiare, altre volte è la società a volerlo. I cicli finiscono c’è poco da fare. Iniziare un ciclo nuovo non è semplice ma la strada è stata presa“.

Non si può giocare in 14 quindi è normale che ci siano dei ballottaggi. Non so già chi saranno i titolari, sarà il percorso a dirci chi giocherà più degli altri. Pensare di avere già una gerarchia a luglio è sbagliato. Provstgaard ha una grande attitudine al lavoro incredibile, lavora in maniera quasi maniacale e potrebbe arrivare lontano. Ovviamente anche lui deve migliorare tanto“.

Io la lista dei desideri dopo il blocco del mercato l’ho cancellata. Pensare a quello che potrà succedere tra 4 o 5 mesi mi sembra di pensare a qualcosa che non mi fa comodo. Con Insigne ho un grande rapporto, gli devo tantissimo ma da quello che mi ha detto il presidente certe possibilità non ci sono“.

Contro Gasperini sono sempre partite difficili. L’Atalanta era una squadra dura da affrontare quando stava bene fisicamente. Ma era anche una squadra che quando aveva i suoi momenti di down si poteva affrontare tranquillamente. Mi ricordo pochi pareggi contro Gasperini, sicuramente è un avversario difficile. Il derby è la partita più costosa da un punto di vista delle energie. Io dopo un derby sono rimasto a letto per un giorno perché mi sentivo prosciugato“.

Se voglio allenare una squadra con l’età media più bassa? Si, penso che saprei farlo. Il Psg ha dato una lezione a tutti comprando gente giovane e mettendo da parte le stelle. Erano giovani forti, infatti non sono costati poco. Però togliendo le stelle internazionali ha trovato lo spirito giusto“.

La fascia di capitano a Cataldi? La do a chi ha più presenze nel club. Cataldi è cresciuto qui e ci teneva più di Marusic e quindi l’ho data a lui ma non è una scelta specifica, è una cosa a cui non do nemmeno troppo peso. Darsi alibi non permette di tirare fuori il 100% delle proprie capacità. Arrivarci poi non significa essere i migliori e vincere ma fare il massimo a nostra disposizione. Dobbiamo essere umili e avere la consapevolezza che ci sono squadre migliori di noi e dobbiamo essere determinati perché dobbiamo appigliarci al lavoro. I giocatori devono divertirsi, perché se qualcuno non si diverte poi contagia i compagni e i tifosi. Divertirsi in campo ha una prerogativa: il lavoro. Io mi diverto se ho il controllo della partita e per averlo serve un equilibrio mostruoso. Si tratta di un percorso lungo che, quando riesce, fa divertire tutti. Però non succede sistematicamente tutti gli anni, altrimenti sarebbe facile“.






LASCIA UN COMMENTO

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.