Intervistato da Massimo Marianella su Sky, Maurizio Sarri ha parlato del suo ritorno alla Lazio e della sua filosofia di calcio:
“Il mio ritorno è stata una scelta dettata dal cuore. Alla Lazio mi sento a casa, apprezzato da tutti, dai magazzinieri ai fisioterapisti. Non è stata una scelta logica: sono arrivato secondo, e migliorare quel risultato è difficile. Ma il legame umano ha prevalso. È un ritorno per affetto, anche verso i tifosi. Posso promettere solo impegno e passione, non risultati. Da anni la Lazio tenta il salto di qualità ma non riesce a compierlo. È un segnale che qualcosa manca, ma questo vale per tutto il calcio italiano. Vedremo se sarà il ciclo giusto“.
“Da fuori non si percepisce davvero cosa sia la Lazialità. Solo vivendo dall’interno ti rendi conto di quanto amore e passione ci siano. Il 90% dei tifosi ha la Lazio dentro in modo viscerale, quasi folle“.
“I tanti cambi in panchina in Serie A sono un segnale negativo. Vuol dire che gli allenatori hanno poco tempo. Klopp diceva che giudicare un tecnico dopo un anno è assurdo. In Italia a volte bastano tre partite. Solo Gasperini ha avuto la possibilità di costruire un progetto a lungo termine. E infatti a Bergamo l’Atalanta è diventata parte della cultura della città. I casi più belli del calcio sono quelli: Ferguson allo United, Guardiola al City, Klopp al Liverpool. Sono allenatori che hanno plasmato mentalità. Da noi in Italia è più difficile, ma è quella la vera strada“.
“Il percorso è ciò che mi dà più soddisfazione nel lavoro. Ho avuto la fortuna di divertirmi nel mio lavoro, e questo è impagabile. I tre anni al Napoli mi hanno dato più gioia dei trofei vinti. In Italia si esalta troppo la vittoria: anche chi vince una coppa minore viene celebrato come se avesse fatto una grande stagione. Ma spesso le squadre più ricordate non sono quelle che hanno vinto. Pensate all’Olanda degli anni ’70, o al Napoli di Vinicio: esempi che hanno lasciato un segno pur senza titoli. Una volta, a Empoli, dopo un pareggio mi chiesero se pensavo di salvarmi giocando così. Risposi: “Perché giocando male mi salvo?”. Credo che esprimere il proprio calcio al meglio aumenti le probabilità di vincere. Poi certo, non tutti la pensano come me“.
















