di Giorgio BICOCCHI 

“Guarda che al Parco della Caffarella ne trovi de campi mejo de questo…”, il primo commento sarcastico post-Plzen che arriva. Ci hanno fatto giocare su un terreno pieno di buche e gobbe, vero, ma la Lazio, per 97 minuti, disputa una gara di grande sofferenza (finita in 9…) sempre in affanno, mai compatta e fluida in attacco.
Poi il lampo di Isaksen, uno di quelli che aveva inciso di meno. Una rasoiata di sinistro splendida che ci regala un 1 a 2 insperato ma bellissimo per il finale-thrilling. Tipo il gol di Caicedo al Cagliari nel ‘99, tanto per intenderci…

Primo tempo

– Ormai dovremmo esserci abituati: quando cominciamo le partite un po’ pigri e un po’ svagati paghiamo dazio. Per fortuna che stavolta il gol segnato dai ceki – su una uscita sbagliata della nostra difesa – viene invalidato da un fuorigioco;

– “Ammazza questi quanto corrono: ma quanti so’?”, ci scrive un amico. Una costante delle gare in Europa e’ il ritmo, d’altronde;

– Grazie a due colpi di testa in area piccola – prima di Noslin e poi di Romagnoli – sblocchiamo alla sfida. Tutto in discesa? Non proprio;

– Il Viktoria stringe i tempi. Non possiede giocatori di classe ma tenaci si. Confezionano quasi azioni alla mano, stile rugby. Non è la Lazio scintillante di San Siro ma la musica non può essere sempre la stessa giocando così spesso;

– Nonostante tutto creiamo almeno tre palle-gol. La più clamorosa capita sui piedi di Isaksen che, lanciato da un improvvido retropassaggio, si impappina davanti al portiere;

– Noslin, chiederete. Nel finale di tempo, da sinistra, ha una buona occasione ma viene contrato;

– Come stanno andando i nostri esterni di attacco? Mah, insomma. “Aho, ma Isaksen e’ ritornato quello dell’anno scorso?”, sintetizza un amico di stadio. In effetti Gustavo arranca e non crea mai superiorità. Ma poi salirà in vetrina…E Nuno? Pure lui sonnecchiante. “Nuno e’ cosi: nun je piace er campo…”, si commenta sui social;

– Insomma la frazione si chiude così. Una Lazio attenta controlla la gara e gli avversari. Non sciorina calcio d’autore ma tiene il campo. E, in fondo, Provedel non ha compiuto parate di rilievo…;

Secondo tempo

– Ve lo diciamo subito: sarà una frazione passata in trincea. Nell’ultima parte pure con due uomini in meno. Una ripresa soffertissima in cui più volte siamo andati vicinissimi al ko. Salvo poi riemergere con un gol di rara bellezza firmato da Isaksen…

– Basta con i gol presi sul secondo palo: quanti ne abbiamo incassati quest’anno? Ci buca un nigeriano, ovviamente di testa. Una mezza topica confezionata in compartecipazione da Marusic, Tavares e pure Provedel, a nostro avviso…;

– In avanti non combiniamo nulla. Baroni butta dentro Vecino per cercare un maggiore equilibrio. Ma e’ una parola…;

– Si accendono mischie furibonde. Provedel salva, la difesa sbanda. Il centrocampo viene saltato. In attacco non creiamo nulla. Insomma, pareva davvero che stessimo per crollare;

– Rovella espulso. E gli assalti proseguono. Vecino e Patric ammoniti. Poi rosso pure per Gigot. In 9 sembra davvero che la sindrome-Salisburgo possa clamorosamente ripresentarsi. E invece…;

– Invece, al minuto ‘97, Isaksen si gira – come già fatto al San Paolo nella notte dell’Immacolata – e con un gran sinistro ci regala una vittoria insperata. Confessiamolo: avremmo firmato col sangue per un pari ad un certo punto della ripresa. Ma, con un pizzico di fortuna, saltiamo l’ostacolo. Portandoci avanti nella sfida per accedere ai quarti…

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