di Giorgio BICOCCHI
Una premessa si impone: vero e’ che il Monza lascia giocare. Ma e’ altrettanto vero che è una squadra che ama palleggiare e proporsi. Magari lascerà pure spazi invitanti dalla cintola in giù ma davanti – dalla trequarti in su – possiede invece risorse di classe. Tipo Colpani e Pessina, ad esempio. Bravi con la palla al piede, eccellenti per idee e qualità, uomini in più per accendere il repertorio di Djuric o di Mota, uno che ci sa fare. Poi noi abbiamo un debole per Pessina, il Mauri della Brianza, forse giocatore sottovalutato ma bravissimo…
Sarà poi che nella mente ci frulla ancora il ricordo della sfida di andata. Bene, forse eravamo già ampiamente in una fase di regresso ma il Monza ci fece una testa così, finendo per meritare largamente la vittoria invece che pareggiarla.
Insomma, ci aspetta una “partitaccia” anche se la Lazio “tudoriana” ci convince per spirito, coraggio, voglia di provarci, sempre e comunque.
Probabile che il tecnico opti per una Lazio diversa rispetto a quella ammirata col Verona. Inserendo subito Zaccagni (ancora schierato a tutta fascia), magari preferendo Hysaj a Casale (forse per palleggiare di più o forse perché il Monza schiera solo un attaccante di ruolo). Chiaro che un auspicato blitz al vecchio “Brianteo” passerà per buona parte della sfida vissuta a buon ritmo: guai abbassarlo, infatti, in una partita da vincere per provare a mettere pressione a chi ci precede.
A Kamada si chiede un’altra prova d’autore, a Guendouzi sgommate e incursioni. A Felipe e Luis Alberto di inventare giocate – dalla trequarti in avanti – non solo per Ciro ma pure per se’ stessi. Lo scorso anno vincemmo in scioltezza, sostenuti da oltre tremila Laziali. Filavamo come il vento: quella domenica, in Brianza, fummo davvero padroni. Stavolta ci basterebbe vincere pure su autorete. Mica per altro: solo per aver lo sfizio di restare sul pezzo fino al 26 maggio. Cullando il sogno di averci provato fino alla fine a raggiungere il quinto posto. E ad abdicare con difficoltà il primato cittadino, da quattro anni di fila metaforicamente sulle nostre maglie…
















