di Arianna MICHETTONI (foto © Antonio FRAIOLI)

Le pagelle della schiacciante vittoria della Lazio contro il Milan, un 4-0 spettacolare nell’ultimo posticipo dell’ultima giornata di andata.




Provedel – 7: In questo entusiasmante ed inaspettato “indovina chi” messo in campo dalla Lazio, lui è sicuramente il più riconoscibile: se ne sta tra i pali, quasi mai coinvolto ma rapido nel recuperare – all’occorrenza – la posizione in area piccola. Attento direttore di difesa, contribuisce a far ripartire il gioco e diventa, nelle sue passeggiate fino al centrocampo, l’uomo in più biancazzurro.
Marusic – 7: Incontenibile, inarrestabile, pure – a tratti – inarrivabile. Se fosse davvero una partita del celebre gioco a caselle, dove ad ogni figura corrisponde un personaggio da indovinare, lui sarebbe uno dei meglio camuffati per tenuta della fascia, tenuta fisica e tenuta dell’avversario. Insomma, lui tiene: tiene pure la palla, che per lui non passa, per il serrato ritmo di gioco che la squadra di Sarri agisce (dal 78’ Lazzari – 6.5: deve far poco, ma lo fa fatto bene. Va in continuità con quanto mostrato in precedenza, divertimento assicurato dal 4-0).
Casale – 7.5: La difesa laziale, questa sera, merita il prestigio della tiratura limitata. L’edizione speciale da conservare con cura, quella che la statistica certifica come seconda miglior retroguardia del campionato: così si conferma l’eccellenza di Casale, impegnato meno ad apparire e più a chiudere tutti gli spazi ai milanisti.
Romagnoli – 7.5: La sfida dell’ex, che ricorda a memoria gli schemi degli avversari e li annulla, con la pazienza di un giocatore esperto. Suggerisce ai suoi compagni dove dirigersi per annientare Diaz, Giroud e chiunque provi ad avvicinarsi. Stavolta esulta, finalmente dalla parte giusta.
Hysaj – 7.5: È l‘uomo partita, colui che rivela la sua nuova identità ad ogni gridolino incredulo del pubblico che accompagna il suo smascheramento. Non una gara, una nuova vita: la migliore partita la disputa oggi, nel giorno che fa corrispondere il suo trionfo al trionfo di squadra. Ferma Leao, ferma Messias – pure perché la sacra investitura spetta a lui. Perfettamente integrato negli schemi difensivi, si lancia anche in avanti.
Cataldi – 7: Il meno vistoso a centrocampo, ma l’evidenza della sua necessità passa pure per l’ombra dell’efficacia. Non è sempre bello, ma è sempre utile: nel gioco è quello che si fa trovare di più, ed è anche quello che indovina il passaggio ai compagni o i movimenti degli avversari. Le regole le fa lui, e lui le fa rispettare (dall’87 – Marcos Antonio SV).
Milinkovic – 8: Il giocatore ritrovato. La pedina preferita, quella scelta per la battaglia, che però improvvisamente si perde pregiudicando la buona fortuna della sfida. Scivolata nel fondo della scatola Lazio, non del tutto smarrita ma nascosta agli occhi. Finché un rumore sul rettangolo di gioco fa intuire dove cercare: a centrocampo, che rotola tra le mani dei suoi compagni, felici di poter di nuovo giocare con lui. E in quattro minuti avanza del numero di caselle esatte, quelle necessarie a conquistare la vittoria (dall’83’ Basic SV) già chiudendo la partita.
Luis Alberto – 8: Il gioco, quando inizia e quando finisce, lo decide lui. Lui detta i tempi, lui ha la voglia, non gli servono gli avversari perché lui inventa – da solo – un nuovo modo di concludere la partita. Con un calcio di rigore che torna a battere per il sol gusto, chissà, di essere immortalato negli annali del match. Così un giorno lo ricorderemo, quando deciderà di nuovo di voler andar via – per poi in realtà tornare con un nuovo tabellone e il sorriso di chi ha voglia di ricominciare, sfidando tutti.
Felipe Anderson – 7.5: Segna il gol dell’apoteosi e non basta: è snervante la tenacia con cui rimanda, per errori che sono illusioni per gli avversari, la festa-vittoria in campo e sugli spalti. È imprendibile ma si lascia prendere, serve i suoi compagni solo per poi, quando servito, mancare la realizzazione. Non è solo un gioco contro gli avversari: è un gioco con gli avversari, insieme a loro, per rendere tutti partecipi della supremazia biancazzurra – che passa per le sue giocate.
Pedro – 8: Tende la trappola perfetta a Kalulu, correndo più veloce di tutti verso il pallone lasciato in area da Anderson. Rete o rigore, la sorte estrae il secondo, ma nulla toglie a chi ha creato la combinazione perfetta. Lascia il campo tributato dalla tifoseria, in un simbolico alternarsi con Luka Romero – il maestro e l’allievo, sintesi perfetta della serata (dal 78’ Romero – 7: Ha l’ingresso in campo tipico di un giocatore smaliziato, quasi annoiato dai tentativi di contrastarlo. Lui sa di non dover dimostrare nulla, quindi fa tutto: fisico resistente in area, tiro, chiamata dell’ultimo passaggio.)
Zaccagni – 8.5: Danna il diavolo, lui da solo. È il motivo della caduta di Lucifero e di tutti i milanisti, riscrive i dogmi, inventa una nuova religione con il culto della freccia che, scoccata, avrà una traiettoria che inevitabilmente colpirà un obiettivo – qualunque esso sia. E se ci si riferisce al diavolo, lui ne ha in corpo uno: lo stesso che alimenta con ferocia ogni suo affondo, il gol del raddoppio, tutte le azioni cui partecipa.
All. Sarri – 9: La partita perfetta. Imperscrutabile, dagli schemi alle richieste ai giocatori, fino alle dichiarazioni del pre-partita, quelle che parlano di un miracolo che prima allontana e poi compie. Fa da acqua che spegne l’incendio e, subito dopo, da benzina sul fuoco. Fa da uomo mercato e poi conferma Hysaj terzino sinistro, quasi a voler dimostrare una pienezza in quel ruolo. Fa da anti-Champions ed è terzo, con tutti gli scontri diretti a favore. Impossibile prevederne la prossima mossa, per questo ci tiene incollati al suo gioco.

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