di Giorgio BICOCCHI

Hai visto mai che – come spesso è accaduto negli anni recenti – non sia la Coppa Italia il cammino più breve per guadagnare la vetrina? Quattro partite e si è in finale: è questo il ragionamento che sviluppa ogni club che prende parte a questo format (giustamente criticato da molti…). E allora gettiamoci dentro la competizione col piglio giusto, trascinati dal tifo e dalla presenza dei 23mila attesi giovedì pomeriggio all’Olimpico dopo aver dribblato il consueto traffico impazzito della sera…




Cosa bisognerà evitare per far fuori il Bologna, accedendo ai quarti in programma il 2 febbraio? Smembrare a tavolino la squadra, far giocare – tutti insieme – sette/otto elementi, calpestando schemi e movimenti rodati.

Ecco, mantenere la spina dorsale della squadra-titolare, dando il palcoscenico a massimo cinque nuovi giocatori, potrebbe essere il giusto compromesso. Che non altererebbe i valori.

Più che la tattica servirà lo spirito: una vittoria potrebbe regalare ulteriore stimoli in vista dell’arrivo (martedì prossimo) del Diavolo, scacciando nubi e interrogativi. Poco importa che eventualmente nei quarti dovremmo confrontarci con la Juve allo Stadium: sarebbe una gara “secca” al cospetto di una formazione che potrebbe avere la testa altrove, soprattutto se il primo grado del processo intentato dai PM della Figc dovesse essere arrivato a sentenza.

Ecco perché contro i rossoblù di Motta – privi di Arnautovic e Sansone, dunque del centravanti che prende a spallate le difese avversarie e dell’esterno veloce che si getta negli spazi a testa bassa – serve una partita seria. Occorrerà una Lazio cosciente della sua forza, concentrata e sul pezzo. Fare la fine del Milan – che in Coppa è già uscito – acuirebbe i dubbi. Un peccato capitale da evitare, soprattutto perché precederebbe il doppio, delicato impegno casalingo di Campionato contro Milan e Fiorentina.

La Coppa Italia come obiettivo? Certo, anche se siamo collocati nella parte più infida del tabellone, con Juve, Inter o Atalanta all’orizzonte. Ma quelle sette coccarde tricolori messe in bacheca suggeriscono di provare a tentare il gran colpo.

E propedeutico, allora, sarà vincere giovedì, possibilmente senza la zavorra di supplementari o rigori. Concentrazione e tigna, ovvero le risorse esibite soprattutto nella ripresa di Reggio Emilia. Quando si vedeva lontano un miglio che proprio non ci andava di essere riacchiappati e di perdere altro terreno…






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