di Arianna MICHETTONI (foto © Antonio FRAIOLI)

È la notte della nostalgia, tutto è permeato di nostalgia: dalla coreografia per l’addio di Chiellini, alla classifica che racconta di grandi rimpianti per entrambe, alla penultima giornata di un campionato appassionante ma ancora lontano dalla percezione di tranquilla abitudine al calcio giocato. C’è però bisogno di una normalità nei gesti, nel percorrere la strada che separa il tifoso dallo stadio, nell’urlo che avvicina il tifoso al suo beniamino in campo. E nulla è più “normale” dello Juventus Stadium: l’auspicio è che diventi il nuovo termine di paragone contro strutture obsolete, scomode e inadatte al calcio moderno – perché veder bene la partita non è tutto, ma è tutto ciò che conta.
E la partita la vedrà bene Cabral, chiamato a sorpresa alla titolarità: un punto di vista privilegiato il suo, un addio in un addio – di sicuro, il giovane Jovane lascerà la Lazio fra meno di 15 giorni. Lui (scomodo numero 11, in un giorno come questo) è la chiave di lettura di questa partita: la Lazio non ha davvero più nulla da perdere, complici i risultati amici derivati dalle altre fare della 37^ giornata di campionato. Nulla da perdere, insomma, ma molto da recriminare: mai come questa sera il pensiero va alla lotta per il quarto posto mai davvero voluta combattere, più per inferiorità percepita psicologicamente. Tant’è che la Lazio approccia molto bene la partita, forse perché spensierata, forse perché la Juventus ha sulle gambe le fatiche di Coppa Italia. E potrebbe passare in vantaggio già al quinto minuto su tiro di Cataldi che però si stampa sulla traversa, facendo tremare gli Juventini presenti allo stadio.
Le vibrazioni servono da sveglia ai bianconeri, che di reazione alzano il ritmo. La difesa tiene bene per poco meno di dieci minuti, fino all’inevitabile errore – l’ennesimo di una stagione difensivamente orribile – che porta Vlahovic al gol al 13’. Rete che ha una gravità assoluta, considerata l’assenza di Ciro Immobile (si teme stagione finita) e una classifica cannonieri ancora da conquistare.
Al 16’ è Felipe Anderson a spezzare il ritmo juventino: Cuadrado di testa la serve sui piedi al brasiliano, che però tira malamente alla destra di Perin. Subito dopo è festa allo stadium: Chiellini lascia il campo tra l’ovazione dei tifosi e le lacrime dei compagni, e un coro “Chiellini grazie di tutto” che emoziona tutti. Gioco sospeso per un paio di minuti, che poi riprende con una ripartenza bianconera. Di nuovo Felipe Anderson, al 23’: è il più propositivo tra gli uomini di Sarri, seppur comunque poco incisivo come i suoi compagni.
Al 27’ è evidente la necessità di ripartire dai fondamentali del calcio, che si applicano soprattutto nel non scegliere di battere i calci d’angolo “a 2”: un uomo in più in area crea entropia, speriamo Sarri educhi i suoi.
28’ e Milinkovic (nota di costume: l’unico applaudito dai tifosi durante l’annuncio delle formazioni) sale in cattedra: stanco del disinteresse collettivo – è Chiellini il punto di attenzione, stasera! – li smarca tutti, lancia a rete Cabral che manca l’ultimo tocco, su rimpallo ci prova Felipe Anderson ma – di nuovo – ci sono la difesa e Perin, soprattutto, a fare buona guardia.
Milinkovic ispira, Lazzari e Zaccagni creano e sprecano al 32’ la seconda ottima occasione consecutiva. C’è di buono che dopo un dominio bianconero durato circa 20 minuti, è ora la Lazio ad essere padrona del gioco e costantemente proiettata in avanti.
Ma non basta: la Juventus realizza ogni incursione offensiva, evidenziando quanto la concretezza in attacco sia elemento decisivo per vincere. Morata al 36’ rende tutto facile, portando il risultato sul 2-0. È il preludio alla crisi biancazzurra: Lazio incapace di reagire e preda delle sue stesse nevrosi assume un atteggiamento scomposto in campo, che l’arbitro in ultimo sanziona attraverso l’ammonizione ad Acerbi – un giallo ad uno per educarli tutti.
Finisce il primo tempo tra sterili tentativi di rivalsa laziale, ma l’orgoglio rimane ferito.
Il secondo tempo inizia e l’impressione generale è che non si veda l’ora finisca, pure. L’ambiente laziale è stanco di prestazioni opache e disastri difensivi; la Juventus è ansiosa di continuare la festa, come già annunciato nell’intervallo. Son 45’ minuti che, come la nottata, devono passare: passano impegnando la Lazio in un giochicchio gentilmente concesso dalla Juve. E pure il gol biancazzurro, insomma, è una concessione bianconera – una deviazione in rete di un colpo di testa di Patric, ormai a valanga con l’aquila sul petto. Sei minuti di secondo tempo e la partita è riaperta, proprio quando la Juventus sembra più stanca. Le speranze di Sarri si riflettono nel suo primo cambio: al 52’ il rientrante Pedro prende il posto di Cabral (si spera per sempre).
Decisamente sì, è una nuova Lazio: la strigliata di Sarri nello spogliatoio deve essere stata efficace, perché ha prodotto tre tiri biancazzurri nella porta difesa da Perin. Il redivivo Pedro fa rimpiangere la sua assenza, ma tutta la Lazio ora ci prova: al 60’ una punizione da buona posizione, ben battuta da Cataldi, dà la possibilità di pareggio ad Acerbi – ma di nuovo Perin para.
Fase concitata, spazi che si chiudono e Cataldi che fa gesto ai suoi di calmarsi e riordinare le idee: il pareggio è potenzialmente possibile, ma la Juve si chiude bene e aspetta cinicamente i tempi delle ripartenze. I minuti però scorrono inesorabili, al 71’ si ha già la sensazione dell’ora o mai più. Luis Alberto spreca una punizione e dà modo alla Juventus di serrare nuovamente i ranghi.
Cataldi ha tempo di battere un ultimo calcio piazzato prima di essere sostituito: al 75’ Sarri tenta le carte Leiva e Basic – che rileva Luis Alberto. Cambi che servono a svegliare una partita altrimenti addormentata dai bianconeri, in vantaggio più per fortuna che per merito.
All’82’ Lazzari esibisce la solita incursione tutta cuore e velocità, servendo perfettamente in area; neanche a dirlo, in area è caccia all’errore – più di tutti Basic manca l’aggancio. Dalla stessa incursione, proprio Lazzari si infortuna: immediato il cambio con Radu.
Le speranze laziali si affievoliscono, giunti all’86’ di (non, ormai) gioco. La Juve in difesa non sbaglia nulla, non arriva nemmeno il rimpallo fortunoso, proprio nulla a cui aggrapparsi-
Parapiglia finale che chiude la partita: un fallo fischiato a Milinkovic annulla il gol del pareggio, poi però ci pensa il karma. Milinkovic, quello applaudito, l’antieroe, al 95’ ammutolisce un intero stadio realizzando il gol del pareggio che è il gol della vittoria in ogni laziale. Emozioni indescrivibili che è meglio, allora, lasciare non descritte – ma di libera interpretazione per ognuno.

IL TABELLINO

SERIE A

JUVENTUS-LAZIO 2-2

Marcatori: 10′ Vlahovic (J), 36′ Morata (J), 51′ aut. Alex Sandro (L), 90’+5′ Milinkovic (L)

JUVENTUS (4-2-3-1): Perin; Cuadrado, Bonucci, Chiellini (16′ De Ligt), Alex Sandro; Miretti, Locatelli (61′ Aké); Bernardeschi, Dybala (78′ Palumbo), Morata (61′ Pellegrini); Vlahovic (61′ Kean). A disp.: Szczesny, Pinsoglio, Rugani, Rabiot. All.: Massimiliano Allegri

LAZIO (4-3-3): Stakosha; Lazzari (84′ Radu), Patric, Acerbi, Marusic; Milinkovic-Savic, Cataldi (76′ Leiva), Luis Alberto (76′ Basic); Felipe Anderson, Cabral (52′ Pedro), Zaccagni.  A disp.: Reina, Adamonis, Luiz Felipe, Akpa Akpro, Kamenovic, Romero, Hysaj, Moro. All.: Maurizio Sarri

Arbitro: Giovanni Ayroldi (sez. Molfetta)

Assistenti: Prenna-Cecconi

IV uomo: Paterna

V.A.R.: Pezzuto

A.V.A.R.: Aureliano

NOTE: Ammoniti: 41′ Acerbi (L), 45’+2′ Bernardeschi (J), 68′ Cuadrado (J), 80′ Aké (J), 83′ Milinkovic (L), 90′ Patric (L) Recupero: 2′ pt, 5′ st

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