di Arianna MICHETTONI (foto © Antonio FRAIOLI)

È che quando si arriva alla (quasi) fine, si ripensa all’inizio. E l’inizio è sempre bellissimo, riempito di speranza, le aspettative che stanno strette, gli orizzonti a portata di mano, l’audacia – solo quella – del successo così vicina, così vicino. Poi dopo l’inizio c’è una sequela di giorni apparentemente sempre uguali, gli obiettivi si fanno piccoli, la resistenza si fa grande, la paura aumenta, è un crescendo di sviste che distolgono dalla realizzazione del grande piano, quello che puoi vedere solo facendo un passo indietro, cercando l’insieme, cercando di stare insieme. E alla fine, quando si ripensa all’inizio, finalmente l’infinita successione di giorni assume un senso e il cambiamento diventa visibile, definitivo, arte.




Lo stadio di questa sera, nostalgico, è arte. Circa quarantamila spettatori urlanti a giochi di luci e un primo coro de “I giardini di marzo” cantata su chitarra elettrica, cuore tremante e acqua salata sciolta negli occhi. Un capolavoro europeo – una lotta che inizia davvero stasera.
La Lazio approccia molto bene la partita contro la Sampdoria, tentando di portarsi in vantaggio già nei primi minuti – Luis Alberto riuscirà a segnare da calcio d’angolo? Ciro Immobile vincerà la classifica cannonieri? Interrogativi che avrebbero potuto trovare risposta al 4’ e al 6’ minuto di gioco, ma il senno di poi ci distoglie dal campo.

Al 13’ sta tutto in equilibrio: le squadre sono ben schierate, l’intensità è a centrocampo e la Lazio sembra però avere la meglio. La manovra offensiva funziona ma non è efficace, Luis Alberto è tra i più vivaci dei suoi ma mancano precisione e cinismo – al solito, è una pecca emotiva.
La Sampdoria attende e riparte, cercando l’errore biancazzurro che può arrivare da una fase difensiva ancora confusa e a tratti incerta. Per una difesa a tratti isterica, l’attacco è invece euforico: al 23’ Felipe Anderson avvia la sua azione personale, dando un nuovo significato al concetto di contropiede. È nelle sue gambe, nei suoi piedi, nella sua agilità e capacità di dribblare tutti, avversari e compagni di squadra; solo una deviazione blucerchiata gli nega – nega a tutti – la gioia dell’esultanza.
La via centrale è la più battuta dalla Lazio: al 26’ Luis Alberto arriva a calciare, colpisce l’esterno della rete e per un battito di ciglia dà l’illusione del gol; al 29’ Milinkovic si vede parare da Audero un tiro potente e d’istinto.

Sampdoria costretta alla ritirata difensiva: per i liguri spazi serrati dagli uomini di Sarri, che al 35’ alza il ritmo e cerca con più insistenza il vantaggio. È un danzare tra la trequarti e l’area di rigore, una coreografia laziale bellissima ma priva di climax. Audero le prende tutte e i quattro di difesa chiudono Immobile.
39’: Lazzari vince il duello contro Augello, che è costretto a far fallo. Il punto di battuta è lato corner destro avanzato, c’è Luis Alberto a scrutare l’area e la posizione dei suoi compagni. Ce n’è uno in particolare, che la maglia la indossa bene, che il simbolo lo indossa bene e lo personifica pure. Tra tutti Patric la butta in rete, festeggiato dai compagni e celebrato dallo stadio, per un 1-0 fortemente voluto e ottenuto.
La fine del primo tempo evidenzia non solo la consapevolezza del vantaggio, ma di un arbitraggio non impeccabile. Sampdoria che si fa fallosa senza essere sanzionata, anzi, beneficiando di dubbie punizioni a favore.

I quindici minuti di intervallo diventano dolce sguardo da lanciare allo stadio, ai presenti e ai loro sorrisi sornioni spuntati dal gol del Gabarron e mai più andati via. Bella serata, minaccia di pioggia scongiurata, pollini che svolazzano con eleganza e leggiadria – tutto è scandito con perfetta maestria.
La ripresa non porta cambi sostanziali, né nel gioco né nei suoi interpreti: una Lazio alla ricerca del raddoppio, ma chiusa negli spazi e una Sampdoria annaspante, che quasi ha smesso di sperare di poter proporre gioco e si trova costretta a contenere.
Impossibile, però, contenere la magia: al 59’ il culmine della felicità laziale, il tocco di bacchetta di Luis Alberto – tra i migliori (se non, in assoluto) in campo. Lazzari ha dalla sua la velocità, il 10 il prestigio: fa una finta su Audero prima di destinare la palla in rete. Tutto sta, però, nell’esultanza: bacini soffiati alla Nord, impazzita della sua stessa follia.
Cala inevitabilmente il ritmo, mentre ha inizio il giro di sostituzioni: la prima mossa di mister Sarri è sul centrocampo, al 65’ Cataldi lascia il posto a Leiva.

Il massimo successo della partita sarebbe, ora, il gol di Immobile: chiuso nella gabbia blucerchiata, il buon Ciro fatica a trovare spazi e fortuna vedendosi respinto da Audero. Ma la spensieratezza è il miglior rimedio al senso del dovere, e la Lazio è finalmente spensierata in campo, consapevole di non dovere – appunto – dimostrare nulla di più. Tanto da giochicchiare nell’area ligure con veli, tacchi e filtri magici – la stessa pozione d’amore bevuta da tutti noi.
Standing ovation per Luis Alberto, fuori al 77’ per Basic e preoccupazione per Lazzari, sostituito in fretta e all’improvviso da Hysaj (incoraggiato da Patric, va detto).
Ma la sostituzione più emozionante, nulla togliendo ai sentimenti di questa partita, è quella Zaccagni-Luka Romero: all’83’ per dargli minuti ed identità di gioco, e per concretizzare la sua visione giovane ed entusiasta. La Lazio chiude la partita così come l’ha iniziata: attaccando e sprecando, con Hysay all’87’, l’occasione del 3-0. Perché è alla fine che si ripensa all’inizio, e ad una serata così ripenseremo a lungo.

IL TABELLINO

SERIE A

LAZIO-SAMPDORIA 2-0

Marcatori: 41′ Patric (L), 59′ Luis Alberto (L)

LAZIO (4-3-3) – Strakosha; Lazzari (77′ Hysaj), Patric, Acerbi, Marusic; Sergej, Cataldi (65′ Lucas Leiva), Luis Alberto(76′ Basic); Felipe Anderson, Immobile, Zaccagni (82′ Luka Romero). A disp.: Reina, Adamonis, Radu, Kamenovic, Akpa-Akpro, Basic, Cabral. All.: Maurizio Sarri

SAMPDORIA (4-1-4-1) – Audero; Bereszynski, Ferrari, Colley, Augello; Vieira (86′ Trimboli); Candreva, Rincon, Thorsby (77′ Akildsen), Sabiri (69′ Damsgaard); Caputo (69′ Quagliarella). A disp.: Falcone, Ravaglia, Yoshida, Magnani, Conti, Murru, Ekdal, Trimboli, Supryaga. All.: Marco Giampaolo

Arbitro: Massa (sez. Imperia).

Assistenti: Bottegoni – Vono

IV uomo: Paterna. V.A.R.: Abisso. A.V.A.R.: Costanzo

NOTE – Ammoniti: 79′ Vieira (S), 81′ Hysaj (L). Recupero: 1’pt, 4’st






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