Italo Cucci è intervenuto ai microfoni di Radio Inconto Olympia per parlare di Nazionale, Lazio e Serie A:




Al momento il gruppo della Nazionale è particolarmente ampio, su Ciro Immobile ho costruito una mia teoria da parecchio tempo, legata a quelli che hanno un tesoro in casa ma non se ne accorgono, considerando quanto ha dovuto viaggiare prima di trovare la sua dimensione ideale nella Lazio. Sulla Nazionale dico che giocare a calcio vuol dire innanzitutto garantirsi il successo, dopodiché ci sono anche quelle forme di spettacolo che non sono uguali per tutti. Io sono un vecchio contropiedista e Lukaku mi fa divertire da morire quando scappa col pallone, è poesia. Anche Ciro quando viene servito adeguatamente è un momento straordinario quando si invola in porta. Mancini sta costruendo una Nazionale che punta a far vedere più quanto è brava che quanto è bella, una squadra saggia e prudente che ha dentro di sé la coralità dell’affetto e della solidarietà.




Credo che per la Lazio non continuare con Inzaghi sarebbe davvero un errore. Spesso invidiamo gli inglesi che lavorano un decennio con lo stesso allenatore, ora abbiamo l’occasione di una costruzione con un allenatore che è cresciuto nel club. Con Lotito non è facilissimo andare d’accordo ma ha trovato ora un trio che gli sta dando grandi soddisfazioni, perché mai Simone dovrebbe andarsene? D’altronde anche con Tare c’è una grande intesa, l’avevo detto quando lasciò Bologna che avrebbe fatto parlare di sé”.

Nel calcio la Lega spesso è slegata. Lo ha notato Sandulli che spesso ci sono situazioni di iniquità sostanziale, malizia e inimicizia che portano a fare i furbi, virtù degli italiani. Si è capito che per Lazio-Torino non c’era di mezzo la salute, che è importantissima, ma l’interesse a giocare o meno. Ovvero, si è utilizzato un argomento di importanza vitale, la salute, per una questione calcistica. I protocolli sono come i decreti ministeriali, non conviene impararli perché tanto poi ne arriva un altro. La partita si giocherà ma quello che è brutto è il veleno che c’è sul piatto della partita e questo continuerà finché si discuterà di interessi personali.

Beppe Signori è rimasto in una grande famiglia cittadina dove nessuno gli ha fatto pesare quello che i giornali dicevano. A Bologna nessuno l’ha mai considerato disonesto: ai tempi dell’inchiesta andai al suo ristorante per abbracciarlo, non ha sofferto più di tanto perché non è mai stato lasciato solo.

A Conte va dato merito di aver messo a posto le cose al momento giusto, come accaduto per Eriksen. Ha saputo muovere le leve di un calcio antico adattandole ai tempi moderni. Io resto un fan della Coppa dei Campioni e l’allargamento della Champions ha fatto diventare il calcio una mossa squisitamente finanziaria, arrivare lì perché ci sono i soldi. La squadra che spaventa tutte è l’Atalanta, che sicuramente farà piangere qualche grande.






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