di Jean Philippe ZITO

L’undici marzo del 1934, lo stadio del Partito Nazionale Fascista era quasi completamente esaurito. Circa quarantamila persone erano accorse ad affollare le tribune per non perdersi il match in programma in quel venticinquesimo turno di Serie A: il Derby.




La Lazio ospitava la Roma, in una giornata uggiosa, con un cielo plumbeo come non si vedeva da tempo, ma lo scontro “fratricida” tra le due squadre della Capitale non accettava scusanti. Si sarebbe potuto giocare con la neve o con il solleone, gli spalti sarebbero comunque stati colmi di passione.

La pioggia cadeva incessante fin dalle prime ore del mattino, rendendo ancora più complicato il servizio d’ordine, che aveva richiesto molti mezzi e uomini per evitare di far surriscaldare gli animi dei tifosi. Il giorno precedente il “Littoriale” pubblicava in prima pagina questo titolone per il pezzo d’apertura: “Lazio e Roma, rivali cavalleresche e irriducibili hanno un conto aperto che non si salderà mai”. Come dare torto al fascistissimo quotidiano sportivo romano (sostituto del “Corriere dello Sport”)? L’occhiello recitava poi, in maniera quasi profetica: “Dove c’è di mezzo il campanile il pronostico non esiste”.




La Lazio doveva rimediare alla cocente sconfitta del girone d’andata, che rimane ad oggi il passivo più pesante registrato nella storia del derby capitolino: un rotondo 5 a 0. Tutto si sarebbero aspettati i tantissimi tifosi laziali giunti allo Stadio, zuppi, ma comunque fiduciosi di conquistare una rivalsa, tranne che di non vedere scendere in campo lo storico capitano. Ezio Sclavi, il portiere diventato leggenda grazie alle sue uscite eroiche, le parate coraggiose e alla sua caparbietà nel continuare a giocare perfino con una commozione celebrale, aveva dovuto sventolare bandiera bianca a causa di un problema al ginocchio.

I primi brusii tra i Laziali si erano alzati, penetrando la foltissima coltre di ombrelli aperti, nello scorgere il giovane e gracile sostituto dirigersi in direzione della porta con un’andatura incerta, un cappellino nero ben saldo in testa e con le mani quasi tremanti per l’emozione. Pietro Brandani non avrebbe potuto esordire in serie A in una partita più complicata, sostituendo tra i pali un uomo così carismatico come Sclavi. Il resto della formazione non presentava altre sorprese: Bertani, Del Debbio (infortunatosi nella stracittadina d’andata al decimo minuto di gioco, costrinse la Lazio in dieci uomini per i restanti 80 minuti, spiegando così anche il motivo della clamorosa debacle…), Serafini, Furlani, Fantoni II, Fantoni III, Fantoni I, De Maria, Buscaglia e “Filò” Guarisi. La Roma rispondeva al gran completo con: Masetti, Pasolini, Bodini, Ferraris, Stagnaro, Fusco, Costantino, Scopelli, Tomasi, Bernardini, Guaita. Una formazione di tutto rispetto, non c’è che dire.




La partita inizia puntuale alle 14:30 e già al secondo minuto, dopo un tiro telefonato di Tomasi, il giovanissimo Brandani si complicava la vita rifugiandosi in corner. L’età di quest’ultimo (il quale risulta essere ancora in vita) rimane un piccolo mistero. Infatti, le cronache dell’epoca, sia de “Il Littoriale”, che de “La Gazzetta dello Sport” (riprese poi da Mario Pennacchia nella “bibbia” biancazzurra, Lazio Patria Nostra), parlano di un sedicenne, quasi diciassettenne, proveniente dagli Allievi. Altre fonti come Wikipedia e Enciclopediadelcalcio.it, sono concordi, invece, nel datare il mese e l’anno di nascita dell’esordiente portierino nel Dicembre del 1914, facendolo diventare così un diciannovenne, quasi ventenne…Detto ciò, il dato inconfutabile è che dopo soli quindici minuti, Brandani, raccolse dietro di sé il pallone per ben tre volte, essendo responsabile di almeno due delle segnature avversarie.

Anche tra i più ottimisti sostenitori della Lazio iniziava a serpeggiare un cupo malcontento, intimoriti di partecipare ad una nuova disfatta; preoccupati dall’atteggiamento remissivo degli undici in campo. Invece, nel momento più complicato della partita, sotto di tre reti e con la Roma a far melina in mezzo al rettangolo verde nel tentativo di deridere gli avversari, la Lazio inizia a macinare gioco!

Dopo alcune azioni pericolose, al minuto 28 del primo tempo, finalmente segna il primo gol. Anche in quest’occasione non si riesce a svelare l’arcano: non è chiaro, infatti, chi sia il marcatore. Alcune testate parlano del tiro di “Filò” Guarisi lasciando a lui la paternità della marcatura, ma “Il Littoriale” descrive “un gol bellissimo, che Masetti avrebbe potuto parare” se “De Maria” non avesse “rettificato lievemente con un leggero tocco la parabola del compagno, deviandola in rete”. La pubblica sicurezza, nel frattempo, deve intervenire più volte per sedare alcuni tafferugli sulle tribune.

A questo punto, come consuetudine nelle partite giocate più con il cuore che con la tecnica, improvvisamente chi era in svantaggio inizia a prendere coraggio credendo nella rimonta. Al crepuscolo della prima fazione di gioco, dopo numerose azioni d’attacco, De Maria mette a segno, in rovesciata, il secondo goal per la Lazio. La partita così è definitivamente riaperta e sugli spalti i cori di scherno dei romanisti vengono rimpiazzati da quelli di giubilo dei Laziali. Anche Brandani aveva iniziato una nuova partita, facendo vedere qualche buona parata su Tomasi e Guaita, dimostrando di non essere lì per caso.




Il secondo tempo iniziò come era finito il primo, con la Lazio che macinava gioco soprattutto con i tre davanti, la prima linea: Guarisi, Buscaglia e De Maria. La Roma rispondeva con orgoglio, cercando di chiudere la partita, ma il vero protagonista della seconda metà di gioco fu l’arbitro, il Sig. Gianni di Pisa.
“Preoccupato di tenere in pugno le redini del gioco, il direttore della partita ha commesso errori su errori…il primo dopo un brutto fallo di Fantoni II su Costantino, e accenno di reazione di questi, espelleva Del Debbio (al minuto 63, n.d.r.), reo di esser intervenuto a metter pace! Il secondo (al minuto 68, n.d.r) quando lasciava correre uno sgambetto di Pasolini in area di rigore, su Filò in piena azione, che rimaneva zoppicante…”.
Pier Luigi Tagiuri, direttore de “Il Littoriale”, nel pezzo di apertura del 12 Marzo 1934, dedicava ampio spazio all’arbitro dell’incontro, a causa dei due macroscopici abbagli che hanno danneggiato clamorosamente la Lazio. Rimarcando come al danno dell’espulsione di Del Debbio (decisamente poco fortunato in quella stagione nei derby…), sopraggiunse la beffa dell’infortunio di “Filò” Guarisi a causa del fallo da rigore di Pasolini. Le vibranti protese del pubblico di casa venivano sedate a fatica dagli agenti della polizia.

Nonostante l’ingiusta inferiorità numerica, il rigore negato e lo svantaggio di un goal, l’undici biancazzurro continuava imperterrito nella ricerca del pareggio.
Parità agguantata grazie al solito De Maria al minuto numero 73 che, dopo una discesa in area di Buscaglia e assist del claudicante “Filò” Guarisi, davanti a Masetti non sbaglia e insacca. 3 a 3! Da quel momento fino allo scadere, l’area di rigore laziale rimase sotto assedio, con l’occasione eclatante per la Roma dei tre pali colpiti nella stessa azione da Bernardini e Tomasi al minuto 80, ma con una stoica difesa della Lazio a guardia del pareggio.

Il fischio finale viene così accolto da cori di approvazione dei tifosi laziali, increduli davanti ad una rimonta divenuta insperata, e di disapprovazione degli stessi nei confronti del Sig. Gianni di Pisa, reo di aver condizionato il secondo tempo del derby con due decisioni al dir poco scellerate. Lentamente il pubblico stava lasciando lo Stadio, in campo i giocatori stremati guadagnavano con fatica gli spogliatoi e il cielo su Roma si stava aprendo. La Lazio aveva compiuto un’impresa degna della sua Storia.




IL TABELLINO

SERIE A, 11 MARZO 1935

LAZIO-ROMA 3-3

Marcatori: 9′ pt Bernardini (R), 10′ pt Costantino (R), 15′ pt Guaita (R), 28′ pt F. Guarisi (L), 41′ pt De Maria (L), 28′ st De Maria (L).

LAZIO: Brandani, Bertagni, Del Debbio, Serafini, Furlani, O. Fantoni, L. Fantoni, J. Fantoni, De Maria, Buscaglia, F. Guarisi.

ROMA: Masetti, Bodini, Pasolini, Ferraris IV, Stagnaro, Fusco, Costantino, Scopelli, Tomasi, Bernardini, Guaita.

Arbitro: Gianni di Pisa.



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