L’avvocato Gian Michele Gentile è intervenuto ai microfoni di Radio Incontro Olympia per fare il punto sui deferimenti subiti dalla Lazio in merito al caso tamponi:




C’è stata un’indagine da parte della procura federale nata prevalentemente da una denuncia da parte del Torino che si è concentrata sul rispetto dei protocolli UEFA e FIGC da parte della Lazio nella parte in cui regolano le comunicazioni alla sanità pubblica circa l’esito dei tamponi positivi. Si contesta il fatto di non avere avvisato la ASL di alcuni risultati di laboratori risultati positivi, come quelli di Strakosha, Leiva e Immobile e si fa riferimento alla violazione delle regole della Federazione, che avendo approvato quel protocollo ne ha inserito le norme nel codice di giustizia sportiva.




La Lazio ha raccolto tutte le circolari ministeriali e tutte le disposizioni regionali, oltre a quelle dei protocolli, perché è scritto e riteniamo che debba essere letto in questo senso che il laboratorio che esegue i tamponi, collegato telematicamente con la Regione, deve comunicare l’esito del tampone alla struttura pubblica che a sua volta deve chiamare l’interessato e valutarne l’isolamento e le indicazioni sui contatti stretti avuti. Su questo schema la Lazio si è sempre orientata: la Procura sostiene invece che questo non è vero e che il laboratorio deve informare la Lazio che a sua volta deve informare i singoli interessati.

L’altro aspetto è quello che riguarda i regolamenti UEFA: tenete presente che il laboratorio di Avellino ha sempre comunicato alla Regione Campania il risultato dei tamponi. Il laboratorio UEFA che ha fatto i tamponi per i due match col Bruges e lo Zenit ha comunicato i risultati alla Regione Toscana e la Lazio. Il regolamento UEFA dice che una volta ricevute le comunicazioni la Lazio deve comunicarlo alla struttura pubblica. Questo significa che se si fa il tampone su Immobile il laboratorio avverte la Regione che a sua volta avvisa il calciatore. Se il tampone viene fatto su un giocatore del Bayern il laboratorio lo comunica alla società che a sua volta lo comunica alla propria struttura sanitaria estera, che si deve attivare per ricostruirne i contatti.

Quindi noi diciamo che quando Synlab accerta la positività lo dice alla Regione e anche alla Lazio, che non deve però fare ulteriori comunicazioni perché la Regione è già informata. Tutto questo avviene per via telematica, la conta stessa dei positivi in Italia avviene grazie alle comunicazioni delle strutture pubbliche, perché non può essere fatto da ogni lavoratore privato.

Chiné è un magistrato e una persona altamente qualificata, non c’è nessun motivo per mettere in dubbio la sua lealtà e autonomia di pensiero. Se sbaglia lo fa in buona fede, io ritengo che stia sbagliando: noi facciamo gli avvocati, questo avviene anche quando viene arrestato qualcuno che poi risulta innocente. Secondo me non c’è incompatibilità: mentre il giudice può essere ricusato il pubblico ministero no, perché per istituto non è un giudice e deve accusare, ma comunque con Chiné il problema non si pone. La Procura è un ufficio e non c’è una personalizzazione dell’indagine, anche noi abbiamo sempre incontrato 3 o 4 persone.




Dire che giocatori positivi sono scesi in campo è una grossa balla che non è stata di fatto neanche contestata. Quando si è trattato di aver avuto una discordanza sui tamponi tra il laboratorio di Avellino e il Campus Biomedico abbiamo fermato i giocatori. Che un positivo sia sceso in campo è assolutamente falso e impossibile e soprattutto nessuno ce l’ha mai contestato. Immobile ha giocato col Torino, era positivo col Bruges, contro il Torino ha fatto due tamponi negativi. Il laboratorio della UEFA ha ammesso che poteva essersi trattato di un errore visto che c’è un margine ammesso e riconosciuto del 10%.

Al momento parlare di sanzioni come una penalizzazione è un qualcosa di privo di fondamento. Le partite perse a tavolino e i punti di penalizzazione riguardano i fatti più gravi, nella fattispecie la presenza di calciatori che non potevano scendere in campo. E’ contestato un passaggio procedurale e amministrativo sulla comunicazione sui tamponi. Teoricamente il codice prevede una serie di sanzioni ma è come se io dicessi che il codice prevede che se qualcuno mi dà un colpo facendomi sbattere la testa, non si sa se intenzionalmente o meno. Si va dal rischiare due mesi all’ergastolo, ma solo se ci fosse stata l’intenzione di uccidere. Parlare solo del massimo della pena possibile è una forzatura, anche un po’ dolosa.






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