di Fabio BELLI

Per capire quanto sia pericoloso quando stereotipi e pregiudizi vengono instillati nella collettività, c’è un esempio perfetto: nel 2017 negli Stati Uniti è uscito un documentario dell’attore e sceneggiatore Hari Kondabolu, americano ma originario dell’Andhra Pradesh in India, che ha rilasciato “The Problem with Apu”, letteralmente “Il problema con Apu“. Per chi non lo conoscesse, Apu è il titolare del Jet Market (o in originale Kwik-E Mart), indiano migrato in America, uno dei personaggi più divertenti della serie. Talmente divertente che i Simpson sono iniziati ad andare in onda alla fine degli anni Ottanta e, appunto, solo nel 2017 Kondabolu è arrivato a dire per primo “il re è nudo“, facendo cioè notare come Apu non fosse altro che un formidabile concentrato di tormentoni e stereotipi sulla vasta comunità indiana in America. “Da indiano non mi ha mai fatto ridere,” ha confessato Hari, sottolineando però un problema ben più importante. Mano a mano che la popolarità della serie cresceva, sempre più gente per strada lo apostrofava come “Apu“, imitando la voce del personaggio e chiedendogli di ripetere, col suo accento indiano, le battute del cartone animato. Il documentario ha avuto una risonanza enorme, tanto che i Simpson hanno pensato di ritirare la presenza del personaggio del cartone, fino a ridimensionarla totalmente nelle ultime stagioni: questo perché è venuto fuori, solo dopo l’uscita del film, che praticamente tre quarti della comunità indiana si sentiva offesa dal personaggio di Apu e di come esso rappresentasse lo stereotipo del migrante indiano in America.

La locandina di “The problem with Apu”

Cosa possa centrare tutto questo con quanto sta accadendo alla Lazio non solo nelle ultime settimane, ma da quando il campionato è ripreso dopo il lockdown, è preso detto. Il problema con Apu è lo stesso problema con la Lazio, Hari Kondabolu esemplifica il laziale che apre gli occhi e capisce che la moda del momento è diventata attaccare la Lazio e questo è avvenuto per una serie di motivi.

Innanzitutto, per i media la Lazio è il bersaglio perfetto: non è tifata da un numero sufficiente di persone da temere rappresaglie commerciali, è l’antagonista di una squadra che a livello di consumi fa gola per l’elevatissimo tasso di coinvolgimento dei suoi supporters, può incarnare la figura del “nemico” in grado di far unire i tifosi delle cosiddette “strisciate” che nell’ultima rilevazione StageUp/Ipsos si è stabilito contino circa 17 milioni di tifosi in tutta Italia.

Il problema con la Lazio, che è molto simile quindi al problema con Apu, è che però ora prendersela con i colori biancazzurri sta diventando “cool“, “trendy” e dunque si sta creando quel muro di stereotipi e tormentoni che vanno oltre i confini cittadini. Ai tempi di Sergio Cragnotti le vittorie della Lazio creavano problemi soprattutto in città e quotidiani come “Il Messaggero” titolavano in prima pagina editoriali come “Dal grande slam al grande splash” per dileggiare la Lazio che mancava Scudetto e Coppa UEFA all’ultima curva nel 1998. Quali altri quotidiani cittadini nel mondo dileggiano una squadra locale invece di augurarsi i suoi successi, anche solo per incrementare le vendite?

Che qualcosa fosse cambiato, come una pentola a pressione pronta a scoppiare che finalmente trova uno sfogo d’aria, lo si è capito quando tutta Italia si era scagliata contro la Lazio e il presidente Claudio Lotito al momento di riprendere il campionato. Fu il periodo in cui Urbano Cairo, pur esibendosi in video in cui si rallegrava dell’equazione pandemia=affari, pubblicava sui suoi quotidiani un editoriale al giorno su quanto fosse inopportuno riprendere a giocare.

Visto che siamo in vena di citazioni, quando Don Vito Corleone nel Padrino accetta il meeting per ritrovare la pace con le altre famiglie, capisce che dietro le aggressioni dei Tattaglia c’era il boss Barrese. Francis Ford Coppola insegna così che nella vita, quando si subisce un attacco straordinariamente violento da qualcuno che non ha teoricamente tale potenza di fuoco, c’è qualcuno di altrettanto potente dietro. E chi attacca frontalmente Lotito al momento della ripresa?

Sfortuna vuole che proprio in quei giorni la Lazio sia in lotta per lo Scudetto e tutto viene posto in burletta dai giornali del Nord: “Lotito è sicuro di vincere, è lui il potere da combattere” (un potere in un campionato vinto da 9 stagioni dalla stessa squadra). I giornali del Nord fanno il resto, tanto che ad andarci di mezzo è uno degli allenatori più educati e misurati della Serie A, quel Simone Inzaghi trasformato in una sorta di Apu capace solo di salutare i clienti con uno “Spiaze” piuttosto che con un “grazie e arrivederci”. Tanto che persino testate nazionali come Sport Mediaset pubblicano grafiche di dileggio dopo le sconfitte della Lazio post-lockdown.

In ballo ovviamente non c’è solo uno Scudetto, ma l’urto economico dello tsunami-Covid 19 su sistema calcio. Si sta iniziando già a spaccare un fronte che dovrebbe portare all’ingresso dei famigerati fondi privati, ai quali la Lazio è contraria. Citiamo testualmente quando riportato da tutte le testate di informazione sul web circa un mese fa: “La Serie A dà il via libera alla cordata Advent/Cvc/Fsi dopo aver scelto di andare avanti sulla svolta del coinvolgimento dei fondi private equityLa svolta, fortemente voluta dal presidente della Lega di A Paolo Dal Pino, porterà alla nascita di una media company che avrà autonomia manageriale nel campo commerciale mentre la Lega manterrà tutte le sue prerogative «sportive». Una riunione trilaterale Juve-Milan-Inter si era pronunciata, ma anche diverse altre società, dal Torino al Parma, avevano fatto filtrare la loro preferenza per il piano di Advent/Cvc/Fondo Strategico Italiano. Proprio Maurizio Tamagnini, l’ad del fondo italiano assistito con Advent dallo studio legale BonelliErede, ha tenuto il filo dei rapporti con i club. Sul lato opposto si è dato da fare Claudio Lotito. E in effetti la Lazio – insieme con Napoli, Udinese, Verona e Atalanta – è stata fra le cinque che hanno deciso di astenersi.

Il futuro del calcio italiano è sul tavolo e la Lazio sta diventando il cosiddetto convitato di pietra. Sarebbe meglio che non ci fosse e, allora, il club sta diventando una scappatoia politica anche per chi deve fare i conti con coloro che non vedono di buon occhio, nell’Italia messa in ginocchio dal virus, il calcio che deve andare avanti per la sua strada. E allora il problema con la Lazio è che aiuta a coprire le magagne altrui. I tamponi che risultano positivi dopo una negatività sono numerosi, ultimo il caso dell’interista Gagliardini, ma solo quelli della Lazio sono una “truffa” da “smascherare“, termini gravissimi ma sbattuti in prima pagina con disinvoltura. Le esternazioni di Luis Alberto fanno indignare “tutti i tifosi d’Italia” e addirittura si fa ironia sull’aereo privato della squadra che sarebbe segnalato come iniziativa d’avanguardia per tutti gli altri club del mondo. Tutti, tranne uno.

Addirittura le ironie sull’aereo di terza mano hanno dato adito a una serie di battute che sono sfociate in decine di messaggi che hanno augurato l’incidente e lo schianto, evocando anche la tragedia di Superga, con diversi post bloccati su Twitter. Perché il problema con la Lazio, come il problema con Apu, è che ora il tormentone e lo stereotipo hanno sfondato le critiche sul merito. E soprattutto aiutano a coprire altre notizie, con le crisi finanziarie degli altri club che passano in secondo piano.

La vera partita si gioca dunque sui fondi privati che dovrebbero azzerare molti problemi economici per la Lega di Serie A e i club, salvo poi battere cassa con ferocia, come chiunque metta soldi liquidi sul tavolo. Per vincere una partita in cui al momento si trova in minoranza, Lotito punta sulle prossime elezioni federali: Carlo Sibilia da contrapporre a Gabriele Gravina, una partita che coinvolgerà anche l’assegnazione dello Scudetto 1915. Da fonti interne della FIGC la partita è congelata, si era provata ad accelerarla con l’istituzione della Commissione Storica presieduta da Matteo Marani che avrebbe dovuto esprimersi anche sul titolo del 1927 rivendicato dal Torino. Ora Cairo quello Scudetto non lo vuole, se questo significa consegnarne uno al nemico, né a Gravina interessa assegnarlo. Se ne riparlerà dopo le elezioni, al momento però il problema con la Lazio resta e visti i soldi che ci sono in ballo, il rumore del nemico si fa sempre più forte e feroce. Nel frattempo, come direbbe Apu, “Grazie e arrivederci”.






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