Nel giorno dell’anniversario della vittoria del 26 maggio 2013, ospitiamo i racconti di cari amici e colleghi e dei nostri redattori su quella fantastica giornata. Fabio Belli da direttore responsabile di Laziostory.it ha deciso di dare spazio ai buoni sentimenti: per una volta non ci sono parole, niente parolacce.




#Ilmio26maggio | Se non giochi non vinci

di Fabio BELLI

Il mio 26 maggio 2013 inizia 5 anni prima, quando una Lazio non tra le più memorabili della storia cede all’Inter, in casa, in una semifinale di Coppa Italia. Quelle sconfitte che non dispiacciono più di tanto, perché dall’altra parte, ad attendere in finale, c’era la Roma.




Il 26 maggio poteva andare in scena un lustro prima, non è difficile ricordarselo. A marzo di quell’anno Behrami aveva regalato un derby, quello sì, memorabile alla Lazio ma in quella stagione i rapporti di forza erano sfavorevoli. Difficile dire se sia stato meglio evitare l’incrocio, fatto sta, e forse non è un caso, che la Roma l’ultimo trofeo della sua storia lo vinse proprio grazie a quella Coppa Italia strappata a un’Inter già satolla dello Scudetto.

Inter che alla Roma diede invece strada nel 2013. Tra i vari sfottò che girano nell’anniversario di quella gloriosa giornata, c’è il ricordo per i gol di Mattia Destro che spinsero i giallorossi in finale. Un eroe laziale, col senno di poi, ma allora in pochi lo pensavano così.




La verità è che il 26 maggio alla vigilia ce lo saremmo risparmiati tutti e chi dice di no non è necessariamente un disonesto, solo un bugiardo. Troppo in ballo, tutto insieme, ma la squadra in quel caso fu più coraggiosa di quanto sarebbe stato lecito pensare. Raramente ho visto la Lazio giocare una partita con quel tipo di tranquillità e padronanza.

Oltre a un’esplosione di gioia, quella partita regalò senza dubbio una lezione: se non giochi non vinci, se non ci provi, non ce la fai. E’ come quella barzelletta in cui un tizio prega per vincere al Totocalcio e Dio gli risponde: “Sì figlio mio, ma tu giocala ‘sta schedina”.

Noi però siamo adulti e responsabili e sappiamo che il gioco d’azzardo fa male, alla lunga: per cui grazie ragazzi, grazie per sempre, la storia della Lazio vivrà in eterno nella vostra impresa.

Ma facciamo che è stata l’ultima volta. Nel caso, alla prossima semifinale, non ci offenderemo, d’altronde anche i muri lo sanno ormai: non c’è rivincita!






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