di Alessandro DE CAROLIS

Ecco le pagelle di Lazio-Celtic, quarta giornata di Europa League. Altra sconfitta beffarda di nuovo condizionata da disattenzioni individuali. Alla Lazio non basta la rete del solito immenso Immobile.




Strakosha 6: incolpevole sul gol di Forrest. Nel primo tempo solo interventi di ordinaria amministrazione. Nella ripresa qualche brivido in più ma nessuna parata salva risultato.

Luiz Felipe 6: poco impegnato, per non dire nulla nel primo tempo. Nella ripresa viene subito chiamato in causa in una pericolosa ripartenza scozzese. Tiene la posizione e rimpalla il passaggio filtrante togliendo le castagne dal fuoco.

Acerbi 5.5: manca l’intervento sul pallone e favorisce Forrest che si inserisce e sigla il pareggio con un potente diagonale. Unica sbavatura non da lui. Non tenta la scivolata a spazzar via ma un difficile intervento in corsa sul pallone. Nella ripresa un suo retropassaggio stava per costare caro.

Vavro 6: partita non malvagia nel complesso. Di certo la sua migliore finora in maglia biancazzurra. Soffre molto di meno se gioca da centrale puro rispetto al centrodestra o centrosinistra. Miracoloso al 69’ con un intervento da dietro come ultimo uomo a togliere un pallone in maniera pulitissima. Esce nel finale per infortunio (dal 82’ Berisha 3: sciaguratissimo errore nel minuto finale a distruggere la partita e a condannare le speranze di qualificazione)




Lazzari 6: dopo Milano anche questa sera un’altra splendida pennellata. Cross col contagiri per il capoccione di Caicedo, colpo di testa deviato e palla sui piedi di Immobile per il gol del vantaggio. Il numero 29 biancazzurro è tornato ai suoi livelli.

Leiva 5: prestazione non sufficiente. Regge per metà del primo tempo, poi il suo calo coincide con un maggiore dominio del Celtic a centrocampo. Un giocatore del suo calibro si vede subito se è in serata no. La sostituzione nella ripresa era quasi scontata (dal 57’st Luis Alberto 6: entra e la Lazio sembra riprendere coraggio oltre a una maggiore pericolosità. Al 85’ Forster gli leva un gol quasi fatto andando a terra come un gatto con la mano di richiamo)

Parolo 5.5: tanta corsa e solita legna da ardere a centrocampo. Manca il gol del nuovo vantaggio in finale di primo tempo con un colpo di testa in buona posizione. Nella ripresa è lui a dirigere il centrocampo laziale con l’uscita dal campo di Leiva.

Milinkovic 6: prestazione non all’altezza delle sue qualità. Impreciso in due azioni molto allettanti sbagliando dei controlli non da lui. Meglio nella ripresa quando mette la fisicità e una maggiore qualità offensiva. Sfortunato al 72’ quando viene deviata in corner una conclusione sul secondo palo.

Jony 5.5: parte bene spingendo molto sulla sinistra impegnando Forster su un tiro dal limite dell’area. Quando il Celtic ha iniziato a spingere l ha fatto sempre dalle sue parti per sfruttare la sua poca attinenza alla fase difensiva. Sulla sinistra sono infatti venuti tutti i pericoli scozzesi (dal 57’st Lulic 5.5: con il suo ingresso la Lazio soffre di meno e si compatta in difesa dopo dieci minuti da infarto. Prova a dare il tutto per tutto anche in fase offensiva)




Caicedo 5.5: il suo colpo di testa deviato da un difensore diventa un ottimo assist per Immobile. Ottimo stacco e scelta di tempo. Non sembra accusare i problemi fisici alla spalla. Cala nella ripresa sparendo quasi dal gioco se non per delle sponde. Generoso ma questa volta il puma non è riuscito a incidere del tutto.

Immobile 6.5: la carica dei 101. Niente Pongo e Peggy, il protagonista della favola biancazzurra è proprio lui: Ciro Immobile. Un tiro, un gol. Numeri sempre più impressionanti tanto da essere entrato nel podio della scarpa d’oro. Dopo un ottimo primo tempo viene servito poco nella ripresa visto il calo della Lazio. Corre a tutto campo e su suoi piedi capitano sempre le occasioni migliori.




Inzaghi 5.5: primo tempo una Lazio da 8 con quell’unica pecca che è costata il gol. Nella ripresa un leggero calo soprattutto per l’approccio sbagliato sin dai primi minuti. Alla fine le occasioni per vincerla ci sono state, un’altra partita buttata. Un’altra sconfitta beffarda sempre condizionata da leggerezze individuali.



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