di Gian Luca MIGNOGNA
Dopo le tremende frizioni dell’estate del 1921 che portarono alla clamorosa scissione tra FIGC e CCI, con l’organizzazione di due distinti ed autonomi campionati di calcio, il c.d. Compromesso Colombo del 22 giugno 1922, formalizzato sulla base degli accordi già raggiunti nel Dicembre 1921, consentì al calcio italiano di poter ricomporre lo scisma, addivenire ad una riforma condivisa del campionato ed organizzare un’unica competizione nazionale per la stagione 1922/23, che prese la nuova denominazione di “Prima Divisione” e si caratterizzò per una sensibile diminuzione delle squadre ammesse a parteciparvi, come da “desiderata” dei grandi club settentrionali.
Fu così che la nuova competizione al Nord fu strutturata sulla base di 36 squadre, individuate direttamente dall’anzidetto compromesso e ripartite in tre gironi nazionali, autonomamente gestiti dalla Lega Nord, mentre nel Centro-Sud si continuarono a disputare i canonici campionati regionali, che però furono organizzati dalla Lega Sud. Come in precedenza, la squadra Campione dell’Italia del Nord e quella Campione dell’Italia del Centro-Sud si sarebbero sfidate nella Finalissima Nazionale, con gare di andata e ritorno (partita e contropartita, come si diceva all’epoca) onde sancire il club Campione d’Italia 1922/23.
Ancora una volta la Lazio stravinse il Girone Laziale battendo sia all’andata che al ritorno la Juventus Roma (3-2, 3-2), la Fortitudo (3-1, 3-0) ed il Roman (3-2, 2-0), che quell’anno retrocesse in Seconda Divisione, vincendo in casa e pareggiando fuori casa con l’Alba Roma (7-2, 0-0), superando l’U.S. Romana tra le mura amiche (4-1) e subendo da quest’ultima nel match di ritorno l’unica sconfitta patita nelle eliminatorie regionali (2-4). La Lazio e l’Alba Roma, rispettivamente prima con 17 punti e seconda con 15 punti, furono così le qualificate del Lazio alle Semifinali della Lega Sud articolate in due Gironi Interregionali composti da quattro squadre cadauno. Nel Girone A il Savoia ebbe la meglio su Anconitana, Alba Roma e Pro Italia. Nel Girone B, invece, la Lazio si impose nettamente su Ideale Bari (3-0, 6-0), Libertas Palermo (3-2, 10-2) ed Internaples (4-0, 3-0), inanellando un filotto di sei vittorie consecutive.
In virtù di tali risultati Lazio e Savoia si qualificarono alla Finale della Lega Sud, valevole come semifinale nazionale, anch’essa calendarizzata con gare di andata e ritorno. Il primo match si disputò il 24 Giugno 1923 a Torre Annunziata e si concluse con un pirotecnico 3-3, in cui i campani riuscirono ad agguantare il pari soltanto a 5′ dalla fine. La “contropartita” si giocò a Roma il 1 Luglio 1923 e fu tutta un’altra storia, con i biancazzurri che si imposero con un perentorio 4-1 frutto di una tripletta di Fulvio Bernardini e un gol di Pio Maneschi. Un vero e proprio trionfo, che finalmente riportò la Lazio sugli allori dopo le perdite e la riorganizzazione tecnico/societaria scaturite dalla Grande Guerra e che meritatamente la mise a confronto con il Genoa nella Finalissima Nazionale per la conquista del titolo di Campione d’Italia.
Anche la Finalissima Nazionale era stata programmata con una doppia partita, una in casa di ciascuna delle due protagoniste. Il match di andata si giocò a Genova il 15 Luglio 1923, con i liguri che fecero nettamente prevalere la loro esperienza e la spuntarono sui biancazzurri per 4-1 (beneficiando di due dubbi calci di rigore…). La partita decisiva, pertanto, fu quella di ritorno disputatasi a Roma il 22 Luglio 1923. Fu un incontro in cui una Lazio assai caparbia e volitiva si fece ammirare dall’Italia intera e guidata da un sontuoso Fulvio Bernardini, pur dovendo soccombere, a fine gara ricevette il plauso dagli avversari, di tutti gli addetti ai lavori e del numerosissimo pubblico accorso per l’occasione allo Stadio della Rondinella.
Le cronache dell’epoca narrano una Lazio assolutamente all’altezza della Finalissima Nazionale, con un Fulvio Bernardini indiscutibile protagonista della contesa ed un Agazzani quasi imbattibile nelle poche occasioni costruite dal Genoa. L’unico errore dell’estremo difensore biancazzurro, tuttavia, consentì ai rossoblu di portarsi in vantaggio grazie ad una fiondata da oltre trenta metri di Santamaria, che scivolò dalle mani del portiere biancazzurro e s’infilò lentamente in rete. La reazione della Lazio fu veemente. Prima un tiro di Maneschi, poi un colpo di testa di Bernardini e quindi ancora un insidiosissimo tentativo del centravanti laziale portarono i capitolini ad un soffio dal pareggio. Ma con la Lazio tutta protesa in avanti, sul finire del primo tempo, fu invece il Genoa a trovare il gol del raddoppio, con Catto lestissimo a sfruttare una mischia in area laziale ed a trafiggere Agazzani sotto misura. Nella seconda frazione in campo si fece notare soltanto la Lazio, ma tutti i tentativi di Fraschetti, Filippi e Faccani si rivelarono infruttuosi. Fulvio Bernardini seminò il panico in campo genoano, ma la rocciosa ed impenetrabile difesa degli ospiti riuscì sempre a spuntarla. Il triplice fischio finale attribuì il titolo nazionale al Genoa, che si era meritatamente imposto anche all’andata, ma consegnò al calorosissimo pubblico della Rondinella una grandissima Lazio che, senza contare il Campionato 1914/15, si laureò per la terza volta nella propria storia Vice-Campione d’Italia.
TABELLINO
Domenica 22 luglio 1923 – Roma Stadio della Rondinella
Campionato Prima Divisione 1922/23
Finalissima Nazionale – Gara di Ritorno
LAZIO: Agazzani, Saraceni (I), Dosio, Faccani, Parboni, Orazi, Fraschetti, Filippi, Bernardini, Maneschi, Saraceni (II).
GENOA: De Prà, Bellini, De Vecchi, Barbieri, Burlando, Leale, Neri, Moruzzi, Catto, Santamaria, Bergamino.
Arbitro: Venegoni (Sezione Legnano).
Marcatori: 27′ Santamaria, 38′ Catto.
Spettatori: impianto esaurito in ogni ordine di posto.

LASCIA UN COMMENTO

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.