di Claudio CHIARINI

Si è concluso l’Aumento di Capitale di A.S. Roma S.p.A. Il comunicato ufficiale rivela che è stato “sottoscritto per un ammontare pari ad Euro 100.158.283,06”. Fallito dunque l’obiettivo di raggiungere il tetto massimo, che era già stato abbassato in fase di proposta dai previsti 120 milioni a 115 milioni.




La prima fase dell’aumento di capitale, conclusasi il 7 giugno, prevedeva la cosiddetta offerta in opzione agli attuali azionisti ed era già stata sottoscritta dagli azionisti di controllo americani, guidati dal presidente James Pallotta, che possiedono oltre l’82% del capitale della Roma. Questi avevano già anticipato 90,5 milioni tramite il veicolo Neep e 3,6 milioni tramite la As Roma Spv llc, per un totale di 94,1 milioni, arrivando a coprire in questo modo praticamente l’intera quota di competenza dell’aumento: l’86,31% precisa il comunicato. Tuttavia questo denaro è già stato versato e, verosimilmente, utilizzato.




I quasi 21 milioni residui dovevano essere raccolti sul mercato telematico azionario, organizzato e gestito da Borsa Italiana. Durante il periodo di offerta in Borsa dei diritti inoptati, tenutosi dal 14 al 20 giugno compreso, sono stati collocati sul Mercato solo il 31,28% del totale dei diritti inoptati. La sfortuna ha voluto che tale offerta coincidesse con la mazzata dello scandalo stadio che è piombata come un cataclisma sulle ultime speranze della società giallorossa di racimolare i fondi necessari a reperire la liquidità di cui la Roma ha così urgente bisogno.




In sintesi, riepilogando i numeri, un aumento di capitale che doveva essere di 120 milioni, e che era stato preventivamente ridotto a 115 milioni, ha prodotto un finanziamento di 94,1 milioni sborsato da Pallotta e soci, e di soli 5,9 milioni (su 19,9 milioni disponibili sul mercato) provenienti da parte di nuovi azionisti: un vero e proprio flop che testimonia la sfiducia da parte del mercato nei confronti della A.S. Roma S.p.a. dopo lo scandalo dello stadio.



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