di Fabio BELLI

Ci risiamo. Un vecchio detto recita: “Il serpente ha mostrato il suo dente avvelenato”, quando un “nemico” (tra virgolette, ovviamente) mette in luce il suo vero volto. La sentenza sul caso adesivi-Anna Frank, per quanto giuridicamente inappuntabile (è stato di fatto stabilito che uno stadio intero non si può chiudere, ledendo i diritti di migliaia e migliaia di abbonati che hanno pagato il biglietto, se uno si infila una figurina in tasca e la spalma su una vetrata), ha scatenato l’ennesima ondata antilaziale. Ma fa riflettere il tweet del giornalista Giovanni Capuano, che sulla Lazio e il suo presidente Lotito non ha mai dimostrato folle amore, anzi. Legittimo, ma parlando del caso in questione, appare meno convincente il tweet che riporta: “#Lotito, perdono continuo. Solo una multa per gli adesivi su #AnnaFrank, il presidente del Tribunale è lo stesso che si è detto favorevole all’assegnazione alla #Lazio dello scudetto 1915 (#Repubblica)







Ancora una volta, la vicenda dello Scudetto 1915 che il dossier di una Commissione di Saggi istituita dalla FIGC ha stabilito di dover assegnare alla Lazio in ex aequo con il Genoa (perché questa è la realtà dei fatti) spaventa a morte chi probabilmente vede ogni successo della Lazio, e conseguentemente di Lotito (che anche solo per il conflitto di interessi, in questa vicenda non ha mai avuto e non ha ruoli attivi o trasversali di alcun tipo), come una sconfitta personale.

Non solo si ignora lo sfiancante lavoro dell’avv. Gian Luca Mignogna e di tutta la “squadra” che ha portato avanti la rivendicazione, partendo dalle 33.000 firme laziali raggiunte con la petizione su change.org. Addirittura si strumentalizza per far passare come una manovra “di palazzo”, sottobanco, quello che è un sacrosanto diritto che la storia del calcio ha bypassato con inaudita superficialità, ormai per oltre un secolo. Poco male che a qualcuno possa dare fastidio, un giorno, leggere “Lazio 3 Scudetti” sull’albo d’oro: non si tratta di cambiare la storia, ma di rimetterla anzi sul binario legittimo dopo 100 anni di menzogne.




Non sappiamo se il dott. Capuano conosca la storia della rivendicazione o si limiti come altri a tirare in ballo il Naples, altre squadre sparite, semifinali mai giocate o a dire semplicemente che “tanto il Genoa era più forte” in barba a ogni principio giuridico-sportivo. Né sappiamo se si renda conto di aver implicitamente insinuato di non ritenere valido il principio professionale di terzietà di un giudice, non proprio il primo che passa. Tanto ormai Claudio Lotito e la Lazio, in barba ai soprusi subiti in campo, sono ritenuti in grado di far spostare anche gli orologi e di istituire un’altra ora legare, se fosse necessario.

Però, visto che si parla di Anna Frank e di memoria, vorremmo far riflettere sul fatto che qualunque speculazione sullo Scudetto 1915 (e ce ne sono state tantissime in questi mesi) e su quella Lazio che contò più di ogni altra squadra ragazzi caduti e inviati al Fronte durante la Grande Guerra, insulta il simbolo che quella squadra rappresenta, ragazzi che hanno dovuto rinunciare allo sport offrendo le loro vite sui campi di battaglia. E che non videro neppure onorata la loro memoria con ciò che si erano guadagnati sul campo. In questi giorni è doveroso ricordare l’orrore della Shoah, ma tirare in ballo una vicenda incredibilmente dolorosa, facendola sembrare solo uno spostamento di triangolini tricolori da una maglia all’altra, significa non aver capito veramente un cazzo!

E ci si passi il termine greve, ma dopo quasi tre anni di lavoro, si capisce che le offese alla memoria non sono a senso unico. Le beghe politiche e le antipatie restino fuori da una vicenda che vuole onorare eroi di Guerra e campioni dello Sport, unica squadra del centro-sud a portare il vero calcio mentre altri giocavano a morra nei porticcioli. Memoria, ci vorrebbe: da parte di tutti, e non solo quella verso bersagli di comodo, i laziali, contro i quali è stato attivato da mesi un tiro al piccione disgustoso.






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