Il mondo laziale ricorda Gino Camiglieri, storico presidente dell’associazione nazionale Lazio Club, scomparso all’età di 93 anni. Sul Corriere dello Sport Stadio, il racconto di Daniele Rindone di una figura che per anni, dentro e fuori lo stadio, ha incarnato l’essenza della Lazio stessa.

Novantatré anni di vita, novantatré anni di Lazio, novantatré dei 118 festeggiati il 9 gennaio dalla società. Ai veri laziali si battono le mani, è un saluto doveroso a Gino Camiglieri, storico presidente dell’associazione nazionale Lazio Club, sciolta nel 1997. Gino, fino all’ultimo, ha sperato di ridarle vita con Rosaria Romani, storica tifosa laziale nominata dall’ex presidente Cragnotti «tifosa laziale del secolo» nell’anno del Centenario. Gino Camiglieri è morto a Roma, a 93 anni, non si è mai separato dalla sua Lazio, l’ha seguita in ritiro, ad Auronzo, anche l’estate scorsa. Quante storie vissute nella sede dei Lazio Club di via Simone di Saint Bon, quante trasferte organizzate soprattutto negli anni ‘70, negli anni del primo scudetto.

Gino Camiglieri raccontava così la sua lazialità, come una favola, con un’immagine di tenerezza: «La mia culla era foderata di raso biancoceleste. Vimini all’interno e i colori preferiti da mio padre fuori. Sono nato laziale e non ho mai cambiato squadra. Quando avevo dieci anni la mamma mi ha cucito la prima bandiera della Lazio. Ricordo l’emozione di quei giorni, lo stadio gremito, la gioia di vincere. Poi, via via, la Lazio mi ha calamitato.
All’inizio non esistevano la Curva Nord e Sud, romanisti e laziali convivevano tra prese in giro… Dopo la guerra un romanista non stava più in comitiva con un laziale e viceversa. Il mondo era cambiato, il tifo pure». I funerali di Camiglieri si sono svolti ieri nella chiesa di San Gregorio Magno, a Piazza Certaldo.

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