Enrico Bendoni, ex dirigente della Lazio di Cragnotti, è intervenuto sugli 88.100 di Elle Radio nella trasmissione Laziali On Air, condotta da Danilo Galdino e da Fabio Belli.




La Lazio di Simone Inzaghi sta stupendo, riuscendo a fare addirittura meglio rispetto alla passata stagione: “Penso che al di là dei grandi meriti di Simone Inzaghi, bisogna riconoscere che sono ormai tre-quattro anni che la Lazio ha una base di grande interesse. L’anno in cui è arrivata a giocarsi la Champions League con il Bayer Leverkusen aveva già raggiunto un gran livello. Fino ad ora hanno lasciato la squadra sempre giocatori che avevano manifestato qualche problema, e la Lazio è riuscita a confrontarsi con club di fatturato molto maggiore, che pure non hanno potuto esimersi nel cedere giocatori importanti, basti vedere quanto fatto dalla Juventus con Pogba. Cessioni che sicuramente non aiutano a far crescere il calcio italiano. Sono state fatte scelte poco lungimiranti: la retrocessione della Serie B costò al sistema della Serie A più di 40 milioni: per accrescere il valore del calcio italiano bisogna difendere i nostri talenti dagli assalti del mercato globale. Quando la Lazio prese Gascoigne, l’interesse del pubblico inglese verso la Lazio fu enorme. Quando i nostri giocatori italiani come Vialli e Zola andarono al Chelsea, viceversa fu il calcio inglese ad aumentare l’interesse da noi. E’ il sistema dell’NBA che cerca di incamerare i migliori talenti delle altre nazioni per incrementare l’interesse della lega in tutto il mondo.




E’ un po’ il ragionamento che ha fatto il Paris Saint Germain con Neymar: “Sicuramente, anche se in quel caso è stata la cessione di Mpabbé dal Monaco al PSG a far calare la credibilità del campionato francese. Bisogna evitare di ammazzare il prodotto, trasmettere tutte le partite due volte lasciando che circolino tremila dirette dei campionati stranieri, con un’inflazione pazzesca e svuotando gli stadi. In Inghilterra trasmettono la metà delle partite e non permettono neppure le dirette dei campionati esteri il sabato pomeriggio. In questo momento nei diritti televisivi italiani c’è chi cerca un pacchetto di otto squadre, cosiddette grandi, e il resto che quasi non incide sugli ascolti nazionali. Vale anche per Lazio e Roma che sono fortemente localizzate sul territorio e meno a livello nazionale.” 




Si parla di modello tedesco per rilanciare il calcio italiano, da tempo… “Non ci sono i soldi per realizzare questi progetti, a partire dal settore giovanile. La Lega Dilettanti ha zero risorse, il calcio femminile ha successo in tutto il mondo e in Italia ancora no, solo in Italia. Ora si parla della crisi della Federcalcio alla luce dell’esclusione della Nazionale dai Mondiali, ma il calcio professionistico andrebbe gestito con input diversi. Innanzitutto campionato a 18 squadre che si richiede da tempo, poi diversa ripartizione dei diritti televisivi: il problema oggi sta nel prendere coraggio e cominciare a far uscire fuori finalmente i temi che contano per il rilancio del mondo del calcio. Il campionato di Serie A deve confrontarsi con altre leghe ma soprattutto importare proprietari attivi nel sistema: le proprietà americane di Bologna e Roma e quelle cinesi di Inter e Milan non sono presenti direttamente al tavolo della Lega, la loro presenza si sente così molto meno.”




Per il futuro è più l’ottimismo o il pessimismo? “Io sono ottimista perché in Italia ci sono le basi per crescere. Parliamo di un movimento calcistico molto importante, stimato in tutto il mondo. Non dobbiamo perdere la voglia di credere nei talenti del calcio italiano, quelli che ci hanno portato a vincere quattro Mondiali in un secolo. Se i nostri club giocano con dieci stranieri e un italiano, è chiaro che stiamo ammazzando una scuola. Abbiamo davanti una potenziale crescita molto importante, dobbiamo solo metterla in moto.” 



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