Presso il Teatro Ghione di Roma è andato in scena il Premio Lazialità 2017. La serata è stata dedicata ai gemelli Flavio e Francesco, tifosi biancocelesti affetti dal morbo di Batten, una malattia degenerativa.

All’evento hanno partecipato il Presidente Claudio Lotito, Direttore Sportivo Igli Tare, il Direttore dell’Ufficio Stampa Stefano De Martino e i calciatori Senad Lulic e Stefan Radu.

Il Direttore Stefano De Martino ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:

“Sono laziale da sempre. Era il 2008 quando mi chiamò il Presidente, inizialmente pensavo fosse un’imitazione ma poi, dopo ripetute telefonate, capii che era vero. Ci incontrammo, lui mi chiese di creare gli strumenti ufficiali della società, cominciammo con la rivista, poi con la radio, siamo stati la prima società di calcio ad avere una radio ufficiale, e successivamente nacque anche la televisione. Lazio Style Channel in chiaro? Abbiamo questa idea, vediamo se sarà percorribile, tutto è legato a delle situazioni contrattuali. Per quanto riguarda i social abbiamo numeri veri, reali. Il Presidente ha sempre detto: ‘legalità o consenso’ e noi abbiamo scelto la legalità. Ecco perché abbiamo solamente numeri veri”.”.

Stefan Radu ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:

“Sono arrivato a gennaio 2008, in prestito. Poi il Presidente ha confermato il transfer e sono diventato della Lazio. Ho fatto tante presenze, 290, ma si può fare di più. Nella carriera gli infortuni capitano e abbassano il rendimento di un atleta. Fisicamente sto benissimo, anche grazie allo staff di mister Inzaghi, abbiamo un grandissimo gruppo, di alto livello.

Il rapporto con la Nord è particolare, da bambino sono cresciuto nella Curva della Dinamo Bucarest, mi piace festeggiare con i tifosi. Quella del 2013 è una coppa che rimarrà nella storia. È stata una serata particolare. La settimana prima è stata molto particolare, la società aveva deciso di andare in ritiro a Norcia, noi eravamo molto stressati, non riuscivamo a dormire. C’era grande tensione in campo. Finirò alla Lazio la mia carriera”.

Il Direttore Sportivo Igli Tare ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:

“Arrivai alla Lazio casualmente, ero in vacanza con la famiglia e mentre giocavo a calcetto si è avvicinato Stefano Antonelli che allora collaborava con il Presidente e mi propose di andare alla Lazio. Per me era un onore, pensai fosse uno scherzo. Mi mise in contatto con il Presidente e poi è nato tutto.

La Lazio mi è entrata nel sangue, ho due figli tifosi biancocelesti, è stato un onore da giocatore e ora lo è ancora di più, sono orgoglioso di lavorare in una società gloriosa. Quando sono andato a Bruxelles è stato un evento molto bello, conoscere da vicino la storia della Lazio è molto emozionante, ti dà anche maggiori responsabilità. Nel mio cuore rimarrà per sempre la vittoria della Coppa Italia del 2013, è stata unica.

Hernanes è il più bel ricordo ma anche il più triste. Quando andai a San Paolo ad acquistarlo incontrai il suo agente brasiliano di origini cinesi. È stata una trattativa estenuante, dopo 5 giorni sono riuscito a fare un trasferimento. Parliamo di un giocatore eccezionale ma soprattutto di un uomo fantastico. Il suo addio è stata un’esperienza scioccante, è uscito fuori l’opposto della realtà. Abbiamo cercato di convincerlo a rimanere, in un’altra società, nonostante la Lazio sarebbe rimasta comunque nel suo cuore. Abbiamo pianto insieme, il legame che avevamo era particolare.

Con Klose abbiamo giocato insieme due anni. Lo avevo contattato quando ancora giocava nel Bayern Monaco ma poi fu lui a cercarmi. Venne a Roma per un paio di giorni per conoscere la realtà laziale. Sapevo la sua voglia di raggiungere il record con la Nazionale e ci siamo accordati.

Ero sicuro che Milinkovic sarebbe venuto alla Lazio. Per una questione familiare è andato a Firenze ma avevamo la sua parola.

Luis Alberto è una lezione per tutti, le persone hanno bisogno di tempo per ambientarsi che noi non sappiamo dare o aiutare. Per lui è stato difficile perché è arrivato il 31 agosto e dopo 4 giorni voleva andare via. Parlando con il ragazzo gli ho detto che non lo avrei lasciato andare finché non avrebbe dimostrato il suo valore. Luis Alberto è una grande persona e un grande giocatore, anche Inzaghi lo aiutato molto ad ambientarsi.

Per Keita rimane quello del primo anno, avevo un legame molto forte sia con lui che con il padre. La sua crescita è una sua vittoria, è un grande campione ma a volte la differenza la fanno le persone che ti circondano.

La trattativa più bella è quando devo discutere il mio contratto, è una partita a scacchi con il Presidente perché ci conosciamo molto bene.

Una trattativa non riuscita? Tante! Uno di quelle fu Cavani. Per una questione di rapporti all’epoca andò al Napoli. Per diversi motivi non se n’è fatto nulla, l’avevamo quasi preso. Una delusione? Uno che poteva fare tanto era Pereirinha, un ragazzo bravissimo ma a causa del suo carattere ha preso una strada diversa”.

Senad Lulic ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:

“Quando penso al mio Paese mi viene in mente la guerra. Dopo la guerra, nel 1998, a 12 anni poi sono andato in Svizzera con tutta la mia famiglia. Quando ero in Bosnia ed era possibile giocavo a calcio. In Svizzera ho cominciato a giocare in una città piccolina, Coira, poi da lì sono andato a Bellinzona, poi Grasshoppers, Young Boys e alla fine Lazio.

Quando sono arrivato a Roma non mi conosceva nessuno, era il periodo di Cana, Klose, Cisse, Konko e quindi mi sono nascosto. Non avevo pressioni, potevo giocare ed allenarmi con tranquillità e poi piano piano mi sono guadagnato il posto di ora.

Il 26 maggio? Ho iniziato da poco a realizzare cosa abbiamo fatto quel giorno. Per me essere qui stasera è un onore e quel gol in quel derby è il quello che mi porta a essere tra voi.

Essere il capitano è un bel riconoscimento, soprattutto da parte di Radu, per me è lui il vero capitano. È un leader che si nasconde. Nella Lazio di capitani ce ne sono tanti”.

Infine,

Il Presidente Claudio Lotito ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:

“Sono contento e orgoglioso di aver ritrovato non solo i nostri tifosi ma ritengo che una società esiste perché esistono le persone che la sostengono, con la loro presenza, le loro passioni, i loro sentimenti autentici che fanno la forza della società e che costituisce anche una spinta psicologica. Quando uno fa delle cose e le fa combattendo, se non ha dietro il popolo, non va da nessuna parte perché si sente responsabile di dover portare avanti quelle battaglie, non solo per sé stesso o per la società che rappresenta, ma soprattutto per tutto un mondo che c’è dietro e che accetta o pensa di avere il diritto di dover avere delle risposte. E quindi i giocatori sul campo devono dare il 300% e il Presidente deve far sì che la società dia delle risposte nel minor tempo possibile e nel miglior modo possibile.

Quello che siamo riusciti a fare da quando sono entrato io è stato mosso soprattutto per dare soddisfazione a tutti coloro che da sempre sostengono questa società. E l’hanno sostenuta dal 1900. Questa società esiste perché la gente, dal 1900, ha combattuto per questa società. E come hanno combattuto? Sono state fatte tutta una serie di battaglie. E questo è un popolo rappresentato da persone che hanno sempre sofferto per un’ideale, una passione, lo hanno fatto scendendo in piazza, combattendo nei momenti delicati.

I laziali escono sempre nei momenti di difficolta o di gioia. Ma forse abbiamo questo retaggio psicologico che non ci sappiamo godere neanche le vittorie, il giorno dopo è come se non fosse successo niente e ritorniamo ognuno nei propri affari senza dimenticare però di essere laziali. La storia della Coppa Italia ha portato alla città che cosa? Quando abbiamo detto ‘noi siamo la Prima Squadra della Capitale’ non lo abbiamo detto solo da un punto di vista anagrafico, lo abbiamo dimostrato. Questo ha consentito di avere l’orgoglio di essere laziali, un orgoglio mai sopito ma tante volte mortificato dalle pressioni mediatiche. Quello che succede alla Lazio non credo succeda tutti i giorni nelle altre società.

Quello che subisco quotidianamente nelle istituzioni oggi, forse perché ho un carattere che mi porta a dire che sono più irriducibile degli irriducibili, e quindi sanno bene come sono fatto, questo è importante perché significa che noi ci crediamo, abbiamo degli ideali e combattiamo per questi ideali e non deflettiamo nei confronti di questi ideali anche se qualcuno ci frappone numerosi ostacoli. Lo vede, potremmo avere di più ma io sono convinto che l’unione fa la forza e alla fine, secondo me, i risultati arriveranno. Ho puntato sempre su persone che hanno carattere particolare: Tare è uno di questi.

È uno che è bianco o nero, non ha mezze misure, però è uno vero. Con lui ho un rapporto d’affetto come se fosse un fratello minore, stessa cosa dicasi per Simone Inzaghi: hanno dimostrato di essere attaccati alla Società perché hanno dato nel momento in cui potevano non dare. Ad avere sono buoni tutti, ma per dare nel momento di difficoltà, devi trovare la persona che è disponibile a farlo. Noi non andiamo appresso ai falsi, siamo per le cose autentiche. Noi siamo già ripartiti da un anno e mezzo a questa parte.

Abbiamo messo in campo un’azione congiunta, ognuno nel proprio ruolo, per rendere sempre più competitiva ed importante la Società. In questo caso, la squadra e la Lazio. Noi, come Società, ci etimo tutto l’impegno e gli sforzi per renderla più vincente e, soprattutto, competitiva possibile. Tare è uno di quelli che parla poco ma lavora H24, come tutti gli altri collaboratori. Noi non vogliamo tradire né la storia né minare il futuro di questa Società. Anzi, volgiamo fare in maniera che questa Società diventi, non solo com’è ad oggi dal punto di visto anagrafico, e nella sostanza, la Prima Squadra della Capitale, ma vogliamo che sia duratura per sempre. È una Società forte, che non ha e non avrà più bisogno di nessuno, che camminerà sulla base di quello che sarà in grado di produrre in termini di risultati e di indipendenza.

Noi non dipendiamo da nessuno, non dobbiamo andare con il cappello in mano a chiedere qualcosa a qualcuno. Noi ci troviamo quello che ci spetta e lo facciamo per merito, non attraverso l’ausilio di persone o fatti che no ci appartengono. Arriverà il momento in cui ci dovranno riconoscere lo Scudetto che ci compete. Flavio e Francesco sono un simbolo di lazialità, solidarietà, vicinanza, presenza e partecipazione ai problemi di noi tifosi laziali”.

(fonte e foto: sslazio.it)

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