“Dalla scuola allo stadio, il modo giusto per sostenere lo sport”. L’iniziativa promossa dal club biancoceleste è tornata tra i banchi di scuola. Quest’oggi Lukaku, Lulic e Strakosha, accompagnati dal Team Manager biancoceleste Maurizio Manzini, dall’Aquila Olympia e dal falconiere Juan Bernabè, hanno fatto visita all’Istituto Paritario S.Giuseppe del Caburlotto di Via Rabbello 15, Roma. Con gli studenti, i calciatori biancocelesti hanno affrontato svariati temi, focalizzando la discussione sulla promozione della formazione della cultura sportiva, sulla diffusione dei principi legati ad una crescita psico-fisica sana, leale e non violenta, che educhi gli adulti del domani a comportamenti rispettosi dell’avversario e delle istituzioni.




Il Team Manager biancoceleste, Maurizio Manzini, ha introdotto l’iniziativa rispondendo:

“Desidero ringraziarvi per l’invito, da questi incontri assorbiamo tutto il vostro entusiasmo e la vostra semplicità. Trattasi di qualità che arricchiscono l’uomo e l’atleta. Quando conquisteremo qualsiasi tipo di traguardo e qualche successo, in quest’ultimi ci sarete anche voi. L’unione di gruppo è superiore alla somma delle singole qualità, la squadra così è un undici più compatto. I colori della Lazio sono in armonia con il simbolo biancoceleste. La società si ispira alle Olimpiadi e i colori sono quelli della Grecia.

Tante le domande dei bambini al falconiere Juan Bernabè, curiosi di conoscere tutti i segreti del simbolo della Lazio, Olympia.




“L’aquila è la regina degli uccelli e vola molto alto nella natura. La Lazio ha scelto l’aquila perché ricorda la storia di Roma come simbolo di potere, di forza e di bellezza. Olympia vive a Formello, è l’unica che non va in vacanza. Nella sua casa c’è una piscina perché è un animale molto pulito. Quando arrivai in Italia c’erano tre nomi: Libera, Olympia e Vittoria. Nel contest i tifosi hanno scelto Olympia”.

Quest’oggi Thomas Strakosha ha risposto ad alcune domande poste dagli alunni dell’Istituto Paritario S. Giuseppe del Caburlotto.




“Ho iniziato a giocare all’età di 4 anni per divertimento, è fondamentale fare sport e andare bene a scuola.

All’inizio lasciare la famiglia è stato duro, distaccarti da loro è stato difficile ma quando giochi a calcio lo fai anche per loro, sono andato via per aiutarli in futuro. Se oggi sono qui è anche grazie al sostegno della mia famiglia. Il mio idolo è mio padre, è da lui che mi sono appassionato a questo ruolo.

Io non esulto tanto ma la gioia esce spontanea, in quei momenti tiri fuori quello che hai dentro.

Il fair play in campo lo decide anche l’arbitro. Ma se l’avversario sta male fermiamo il gioco per vedere come sta. Quest’anno ancora non ho parato un rigore, ma quando lo fai vieni travolto da un forte sentimento perché riesci a mantenere il risultato per la squadra.

Successivamente, il portiere biancoceleste è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Channel, 233 di Sky.




“Sono contento di essere qui oggi. Quando andavo a scuola venivano giocatori importanti a trovarci, ricordo questi momenti bellissimi anche perché saltavamo le lezioni. Questi sono momenti che liberano la testa, i ragazzi fanno delle domande che in futuro gli potranno essere di aiuto. È stato bello venire qua.

È molto importate parlare con i ragazzi di fair play e di razzismo perché parte tutto da noi, siamo atleti e ognuno può dare il suo contributo per un mondo più bello e meno cattivo. Speriamo che non arrivi un rigore ma se dovesse arrivare spero di pararlo.

Ora siamo concentrati per affrontare la Fiorentina, è importante vincere per fare il record di punti, un altro obiettivo che ci siamo prefissati. Noi entriamo in campo sempre per vincere, ci stiamo allenando bene, siamo concentrati al massimo.

Il Mister decide chi far scendere in campo, noi siamo tutti pronti e chi entra deve dare il meglio, che sia dal campo o dalla panchina deve sostenere la squadra per vincere.

L’estate scorsa non avrei mai immaginato tutto questo. Ringrazio la mia famiglia e i tifosi biancocelesti perché sto vivendo un sogno, lo sto vivendo al massimo e mi concentro per fare sempre del mio meglio. Le cose stanno andando bene, ci siamo qualificati in Europa League, siamo molto contenti. Arriviamo a Firenze con meno pressioni ma con la voglia di far bene”.

Quest’oggi Jordan Lukaku ha risposto ad alcune domande poste dagli alunni dell’Istituto Paritario S.Giuseppe del Caburlotto, Via Rabbello 15, Roma.




“Ho iniziato a giocare a 8 anni, tutti in famiglia hanno sempre praticato questo sport, sia mio padre sia mio fratello.

Oltre il calcio, ascolto molta musica, soprattutto quella proveniente dagli Stati Uniti d’America.

Quando mi diletto in videogiochi calcistici scelgo l’Arsenal perché è una squadra che mi piace tanto. Quando ho fatto la carriera, per prima cosa, ho acquistato proprio Jordan Lukaku!

All’inizio, per me è stato difficile accettare che dagli spalti arrivassero cori razzisti. Ora però sono un professionista e non mi toccano”.

Quest’oggi Senad Lulic ha risposto ad alcune domande poste dagli alunni dell’Istituto Magistrale Statale “Vittorio Gassman”.




“Tutti abbiamo cominciato a giocare a calcio da bambini. È una passione, iniziata per strada. Prima però conta la scuola; il calcio e altri sport, se praticati, vanno amati.

Non sono una persona che va in discoteca. È capitato che mi sacrificarsi per il calcio. Prima di tutto, però, è importante fare i compiti e poi stare con gli amici.

In vacanza non manteniamo la stessa alimentazione! Quando però siamo in fase di preparazione per l’inizio del campionato, il regime alimentare è più oculato. Servono anche alcuni momenti di relax, la stagione è sempre lunga.

Ho il 19 da quando ho iniziato a giocare. Di anno in anno mi sono innamorato di questo numero.

Ci sono giocatori che simulano ma non bisogna farlo. A volte capita, il fair play è molto importante per noi sportivi. Speriamo di poter migliorare.

Ricordare il 26 maggio mi emoziona sempre, resterà nella storia. Speriamo che il futuro nostro e della Lazio sia pieno di momenti bellissimi. Segnare in una finale di Coppa Italia è una gioia inspiegabile. Quello che conta è vincere, riuscirci è bellissimo.




Il gruppo conta tantissimo. Si gioca in undici, si vince e si perde tutti insieme. Occorre avere buoni rapporti con i compagni, soprattutto in campo. Ciò aiuta anche nel raggiungimento dei risultati sportivi.

Da piccolo non pensavo di arrivare a questi livelli. Giocavo per strada e non tifavo una squadra in particolare. Sono contentissimo di essere alla Lazio.

Non ricordo il mio primo gol da professionista ma segnare e vincere fa sempre piacere.

Capita di piangere perché si vince o perché si perde. A me non è mai accaduto, forse un giorno succederà.

L’inizio della mia carriera alla Lazio ha portato con sé alcune difficoltà, perché arrivavo in un nuovo paese, nel quale si parlava una lingua diversa. Sono qui da sei anni e ora va tutto bene. Colgo l’occasione per fare i complimenti a Lukaku, che è nella Capitale da questa estate ma già conosce bene l’italiano: integrarsi è importante”.

Il centrocampista biancoceleste è poi intervenuto ai microfoni di lazio Style Channel, 233 di Sky.




Ci sono state rivolte tante domande carine, è sempre un piacere stare con i bambini. Ci sono tanti piccoli laziali e partecipiamo volentieri. Essere con i bambini è speciale. La stagione è lunga poi, quando ci sono le vacanze, mi rilasso con qualche partitella tra amici o giocando a tennis. Mancano ancora quattro partite da qui al termine della stagione, poi inizieremo a pensare a un po’ di relax!

Ci aspetta la finale di TIM Cup, ma abbiamo prima la Fiorentina. Pensiamo di partita in partita: vogliamo fare bene domenica e portare a casa il risultato e da domenica inizieremo a pensare alla sfida contro la Juventus. Siamo concentrati sulle partite che verranno e la prossima è quella del Franchi. L’entusiasmo è sempre bello, così come vedere lo stadio pieno domenica scorsa: ciò significa che stiamo facendo bene e i tifosi sono al nostro fianco. Dobbiamo però sempre essere consapevoli che, dopo un paio di risultati negativi, tutto potrebbe essere rimesso in discussione, perciò dobbiamo sfruttare questi momenti.

Abbiamo una rosa competitiva, con giocatori che capaci di essere posizionati in zone diverse del campo. Alla fine siamo sempre in 11 a scendere in campo, al di là dei moduli. L’importante è avere giocatori in grado si rispondere bene tatticamente”.

(fonte: sslazio.it)






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