di Fabio BELLI

Ex direttore generale della Lazio negli anni novanta e figura capace di leggere come poche tra le pieghe del calcio italiano, Enrico Bendoni in esclusiva per Laziostory ha parlato delle sue impressioni riguardo il momento attraversato dalla Serie A, tra fratture in Lega e Federazione e accordi che tardano ad arrivare.




Si parla di mutualità, di rinnovo dei diritti tv, ripartizioni ed elezioni di Consiglieri, ma sembra davvero impossibile mettere d’accordo tutti… “Penso che in questo momento non ci sia spazio per improbabili ripartizioni. Prima di tutto perché sono state decise di recente e non è necessario mischiare di nuovo le carte in tavola, poi perché questa discussione avvelena un aspetto molto importante del calcio visto il peso economico dei diritti televisivi. Non dovremmo sostenere chi attraverso questo gioco di ripartizioni punta a controllare voti e acquisire potere all’interno del sistema calcio. Al momento si pensa più agli interessi del turn over tra A e B che a quelli delle grandi squadre, che sono quelle che mandano avanti il giocattolo.”




E’ solo colpa del sistema televisivo?In epoche diverse prima c’era la tv da lanciare, poi le code di un mecenatismo che portava ad essere attenti agli interessi di tutti piuttosto che turbare gli equilibri. Berlusconi per vent’anni in politica avrebbe potuto agire diversamente: il problema degli stadi è ancora precedente a Italia 90, c’era chi voleva fare gli stadi di proprietà e non gli è stato permesso. Se confrontiamo oggi i mercati principali del calcio con quello italiano, ci accorgiamo che siamo retrocessi in modo violento e rapido. Oggi il calcio dovrebbe fare sistema, preoccuparsi del cambiamento e accelerare rispetto alle realtà estere. Quando qualcuno prova a fare uno stadio si pensa solo se c’è una speculazione, non che sono strutture indispensabili per il calcio italiano. La stessa cosa avviene riguardo i diritti tv: il modello inglese prevede un’esclusiva per 140 partite per un solo broadcaster, qui svendiamo il 200% di un prodotto su due piattaforme, perché oltre all’offerta totale di Sky c’è quella di Mediaset Premium.




Si parla spesso in questo senso di modello inglese, ma non sempre con cognizione di causa…In Inghilterra solo un terzo delle partite vengono trasmesse in televisione. La gente va allo stadio perché solo lì possono vedere le partite, e quando c’è uno stadio da fare si fa, senza pensare a quanti ce ne siano in città, solo a Londra ce ne sono a decine. C’è attenzione verso il prodotto: non si può trasmettere calcio in tv facendo concorrenza agli eventi allo stadio: quando il mercato televisivo si è imposto alla fine degli anni novanta eravamo al primo posto nel sistema calcio. Abbiamo sbagliato gli aspetti della vendita televisiva del prodotto calcio, Sky trasmette in un anno 2700 partite, in Inghilterra si vede meno Premier League in Italia, quando ci sono le partite nella fascia oraria delle 16 le tv non possono trasmettere neppure i campionati esteri proprio per il principio di non concorrenza.




Non si rischia però di favorire eccessivamente le grandi squadre?Qui da noi l’interesse politico è una delle mine del calcio, interesse che trova spazio all’interno delle curve solo per antagonismo. Soprattutto a livello di Serie A le grandi squadre, che sono quelle delle grandi città metropolitane come potrebbero essere anche Bari e Palermo, dovrebbero portare molti più incassi. In Inghilterra difendendo il prodotto ricavano il triplo dei diritti, l’ultima in classifica incassa 115 milioni di euro.”




All’ombra di questi ragionamenti sembra aleggiare la figura del presidente della Lazio, Claudio Lotito…Secondo me Lotito è una persona capace con molti meriti, ma ha l’unico torto di non pensare a fare sistema. Questo lo gratifica perché lo porta a ricoprire una posizione importante nei vari palazzi, ma dovrebbe spendersi per rendere la Lazio una vera realtà internazionale. Ci sono grandi squadre che non hanno sponsor sulla maglia, non solo la Lazio e mi sembra un handicap non indifferente viste le cifre che un main sponsor può portare nelle casse di un club importante. Il Real Madrid incassa 140 milioni dallo sponsor tecnico, la Juventus 29. Noi come sistema ci auto-danneggiamo, la Juventus compra i giocatori numero uno delle rivali (Higuain e Pjanic) e vende il suo big all’estero (Pogba). Questo toglie competitività al campionato e fascino all’estero: come se la Liga si privasse di Messi con un Barcellona che fa incetta di talenti locali impoverendo le altre squadre. E’ esattamente così che si diventa un campionato minore.




A livello federale, i membri promotori della rivendicazione stanno combattendo per veder riconosciuto alla Lazio lo Scudetto 1915:Ritengo la vicenda importantissima soprattutto dal punto di vista della riscoperta storica: la gente molto spesso non conosce i fatti che hanno letteralmente scritto la storia del calcio italiano, dietro lo Scudetto 1915 c’è il sacrificio in Guerra di tanti laziali, un’ingiustizia sportiva considerando il diritto innegabile che aveva maturato quella squadra a giocarsi quello Scudetto. Ingiustizia che dovrebbe trovare riparo dando risalto all’aspetto storico della vicenda. E’ stato giusto riportarla in auge per il centenario della Grande Guerra, e bisognerebbe trovare consenso storico alla vicenda, magari cogliendo l’occasione di un altro anniversario per arrivare a una decisione condivisa. Non vedo altre strade se non quella di una ricorrenza che possa dare un significato particolare all’attribuzione, visto che la situazione attuale con le divisioni in essere, con Lotito da una parte e i grandi club dall’altra e con Tavecchio a caccia di un consenso che non è unanime da parte di tutte le società, sarà molto complicato trovare un Consiglio Federale che possa votare questa decisione.



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