Il direttore della comunicazione della Lazio, Arturo Diaconale, è intervenuto su Gold TV nella trasmissione “Quelli di Meeting”, interpellato sul burrascoso finale di partita di Lazio-Chievo.




Cosa è successo nel finale di gara allo stadio Olimpico?Ne ho letto di tutti i colori, quello che è successo ieri è un film ahimé già visto, una squadra domina la partita e alla fine viene beffata in contropiede. Nel calcio può capitare: nella Lazio però diventano dei drammi insuperabili. Un minimo di buon senso e di controllo in più potrebbe aiutare. La Lazio è una squadra molto giovane che ha bisogno del sostegno dei propri tifosi e non ha certo bisogno di essere aggredita.




Le sue parole sullo stadio vuoto hanno fatto discutere…Ho fatto questo discorso sullo stadio che mi sta garantendo insulti da tutte le parti e anche delle aggressioni che trovo profondamente ingiustificate. Ritengo di aver detto una banalità: se si ama una squadra e i propri colori bisogna sostenerla, non creare un clima insostenibile attorno all’oggetto della propria passione. Altrimenti questo diventa masochismo oppure ci si può vedere un pizzico di malafede da chi fa il professionista della contestazione o della polemica”.




Come si può riportare la gente allo stadio?A Roma ci troviamo di fronte ad un problema strutturale, con uno stadio come l’Olimpico bellissimo architettonicamente parlando, ma che non garantisce uno spettacolo adeguato per la visione del calcio da parte dei tifosi. L’Olimpico è costruito secondo criteri non più attuali. Un altro problema è l’accesso allo stadio: ci sono state questioni di sicurezza, ma è un dato di fatto che la famiglia che vuole andare allo stadio deve parcheggiare lontanissimo, sobbarcandosi un lunga camminata magari al freddo d’inverno o negli orari più strani, come le 18 del pomeriggio di sabato ieri.




Non è il caso allora di pensare al Flaminio?Nei confronti del Flaminio ho un approccio di tipo realistico: se ci sono ostacoli insormontabili bisogna pensare ad un’altra soluzione, perché a volte non si sa di cosa si parla dal punto di vista delle esigenze pratica. Il problema è semplice: il Flaminio così com’è non può essere riqualificato, va abbattuto e ricostruito secondo criteri moderni.




Tornando alla partita, si rimprovera alla Lazio poca cattiveria. La Lazio sembra composta da tanti bravi ragazzi senza la giusta voglia di vincere…Fino a quando vivevo all’esterno della società nutrivo anch’io questo sospetto. Ora conoscendo dall’interno la situazione posso garantire che tutti sono attaccati alla maglia, il problema è un altro: per avere una squadra che abbia la giusta dose di cattiveria sportiva ci vuole una maturazione da parte dei giocatori che questi ragazzi devono ancora conquistare. Poi bisogna fare i conti con circostanze favorevoli o del tutto sfavorevoli come è accaduto ieri, col portiere del Chievo che ha parato l’impossibile.




La Lazio si sente un po’ penalizzata dagli arbitri?Anche ieri la Lazio è uscita fuori penalizzata dall’arbitraggio, la squadra è stata senz’altro penalizzata dagli episodi ma purtroppo fa parte del gioco. L’arbitro deve interpretare velocemente tutti gli aspetti del gioco, poi bisogna valutare se c’è un accanimento o meno.




Le polemiche sulla trattativa per il rinnovo del contratto di Lucas Biglia hanno creato esasperazione?Sicuramente se si alimenta tensione in maniera parossistica alla fine trovi sempre qualcuno che si fa portatore di questa tensione. Può capitare, ci vorrebbe un po’ di buon senso in più: faccio un appello al senso di responsabilità e al realismo: faccio un appello a chi lavora nella comunicazione, che deve svolgere il suo lavoro come meglio crede ma con grande responsabilità. Le trattative private devono far concordare interessi che non è facile mai combaciare. Il fatto che la Lazio abbia un capitano che è arrivato a piangere dopo una sconfitta è una garanzia di attaccamento alla maglia, soprattutto se arriva da un giocatore abituato a giocare con Messi in Nazionale, un elemento di grande prestigio per la Lazio stessa.




LASCIA UN COMMENTO