di Fabio BELLI

Marchetti 8: L’errore nel derby aveva avuto un po’ il sapore del sunset boulevard per un portiere ormai messo in discussione da tutti. Tranne da Inzaghi. A Genova ha retto un tempo, stavolta sventa il rigore di Ilicic con un riflesso felino da campione. Per quel che vale l’intervento alla luce dei suoi trascorsi stagionali, merita la palma di eroe della partita.




Bastos 6.5: Si conferma elemento di valore, recuperato alla piena efficienza fisica. Sa coniugare potenza e velocità, una rarità nel suo ruolo.

De Vrij 6.5: Più cattivo del solito, compie un paio di grandissime chiusure ma anche sbavature un po’ inusuali per il suo standard. Quando c’è da soffrire però guida la difesa da leader.

Radu 7: Una chiusura di 2016 in crescendo per lui. Un po’ ingenuo sul gol della Fiorentina che trova spazi dalla sua parte, nel finale ha la forza di gettarsi in avanti per cercare e trovare il tris. Il suo grande cuore è quello di tutta la Lazio.




Felipe Anderson 6: Giusta media tra un primo tempo da 7 e una ripresa da 5. Le sue accelerazioni spaccano la partita come al solito e propiziano il gol del vantaggio. Nella ripresa cala fisicamente ma nel 3-5-2 i suoi errori provocano disastri difensivi. Esce in apnea (dal 32’st Wallace 6: porta sostanza indispensabile in difesa nel momento più difficile della partita per la Lazio).

Cataldi 6.5: Ha qualità e grinta e sa metterle in campo. Si accende però solo a tratti, l’impressione è che fra 3-5-2 e 4-3-3 tatticamente non sia ancora né carne né pesce nello scacchiere di Inzaghi. Però è indubbiamente uno di quelli che porta più sostanza quando la squadra soffre. (dal 41’st Murgia sv: ha la personalità di entrare con convinzione in un match nel pieno del pathos agonistico).




Biglia 6: Impeccabile dal dischetto, manca un po’ di precisione. Non sembra ancora al massimo, d’altronde se la Lazio pecca di precisione nel fraseggio a centrocampo lui non può dirsi assolto, visti i suoi compiti specifici. Ingenuo quando tocca Cristoforo per il rigore per i viola poi sventato da Marchetti.

Milinkovic-Savic 8: Signore e padrone del centrocampo, lotta su tutti i palloni, ne sporca una marea, sull’azione in cui guadagna il rigore del 2-0 è un esempio assoluto per tempi di inserimento, grinta e capacità di “chiamare” il fallo a Tomovic. La sua crescita è uno dei fiori all’occhiello della gestione Inzaghi, continua comunque a trovarsi molto meglio con il 3-5-2.

Lulic 6: Tanto fumo e tanto arrosto, nel senso che sente sua la squadra e si vede, con giocate esaltanti e mettendo corsa più di chiunque altro. Il problema è la precisione e alcuni disimpegni, a volte gestisce in maniera grossolana palloni che finiscono col creare grattacapi importanti ai compagni di squadra.




Immobile 6: Forse, in questa sua serie senza gol, è la partita in cui si ritrova ad essere più confusionario e spaesato negli ultimi sedici metri. Serve comunque l’assist perfetto per risolvere un match che si era fatto difficile, resta un punto di riferimento imprescindibile per la Lazio. Il gol tornerà.

Keita 7: Primo tempo da manuale e soprattutto gol da incorniciare, esecuzione perfetta al termine di un’azione strepitosa. Una lama affilata nella difesa viola. Il solito tallone d’achille è l’autonomia, dopo un’ora sparisce e con la squadra in calo Inzaghi stavolta va per le spicce, sostituendolo. (dal 23′ st Kishna 5.5: il suo ingresso è forse anche un po’ un modo per Inzaghi per dire “il re è nudo”, non certo a livello di undici titolare, ma di alternative. Va anche abbastanza vicino al gol in un’occasione, ma la Lazio in questo momento in panchina ha bisogno di soluzioni di altro spessore per l’attacco. Spiace più che altro vedere che la voglia di lottare non è quella di un giocatore che ha poche occasioni per dimostrare in campo il suo valore).




Simone Inzaghi 7: Meriterebbe anche mezzo voto in più, soprattutto per come interpreta la partita inizialmente, con la Lazio perfetta col un 3-5-2 capace di disinnescare il gioco ad alta densità della Fiorentina a centrocampo. Sul 2-0 però accade un po’ ciò che si è visto a Genova, poca convinzione, fatica nel ripartire e poca resistenza fisica. Tutti aspetti sui quali lavorare, certo, ma 34 punti sono più di tanta roba, arrivati anche grazie alla sua capacità di saper leggere le partite, avversario dopo avversario.




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