di Fabio BELLI

Ormai firma storica de Il Messaggero, Daniele Magliocchetti è sempre vicinissimo alle vicende laziali ed è stato uno dei pochi giornalisti ad essere buon profeta in estate riguardo le capacità di Simone Inzaghi. In esclusiva per Laziostory, ha comunicato le sue impressioni su una Lazio che si avvierà a fare il primo punto significativo della stagione durante la sosta natalizia, dopo gli impegni contro Fiorentina in casa ed Inter in trasferta.




Al di là della classifica, la vittoria di Genova per la Lazio è stata importante soprattutto dal punto di vista psicologico, per come la squadra ha saputo smaltire subito le molte tossine del derby…Sicuramente è stata la migliore risposta possibile sul campo dopo la sconfitta nel derby. Poche Lazio dopo un ko del genere sono riuscite a controllare la situazione e reagire immediatamente. Questo vuol dire che la Lazio è una squadra di valore e che il cammino compiuto fino ad ora è serio e non estemporaneo, dettato dagli episodi. E’ un cammino che dimostra che il gruppo di Inzaghi ha qualità vare e in più ci sono giocatori, arrivati anche quest’anno, che stanno portando un valore aggiunto dal punto di vista del carattere. Finalmente la Lazio sembra avere dei giocatori dal carattere molto forte, dopo le sconfitte, anche contro Juventus e Milan, sono sempre arrivate reazioni importanti. Se dopo il derby arriverà un’altra serie di risultati positivi, averlo perso sarà stato sicuramente il male minore.




In tutto questo quanti e quali sono i meriti di Simone Inzaghi, arrivato subito dopo la vicenda Bielsa, criticatissimo e molto sottovalutato in estate?Simone è stato non solo criticato, ma anche dileggiato. E’ stato detto che Inzaghi non era niente di più che una marionetta, anch’io indirettamente venivo offeso e preso abbastanza in giro perché dicevo che l’amarezza e la rabbia per non aver ingaggiato un grande allenatore come Bielsa era comprensibile, anzi comprensibilissima perché veniva a mancare per l’ennesima volta un salto di qualità che pareva a portata di mano. Sarebbe stato sicuramente l’allenatore più importante della gestione Lotito: però c’è da dire che al di là del valore di Bielsa, Simone Inzaghi aveva già fatto grandi cose nelle sette precedenti partite dello scorso campionato. Se la Lazio non avesse perso una partita assurda proprio a Genova contro la Samp, match allucinante per come determinati giocatori hanno giocato quella partita, da prenderli a schiaffi per alcuni errori commessi sotto porta, si sarebbe trovata in piena corsa per l’Europa League. Già da queste prime avvisaglie si capiva che le qualità di Inzaghi fossero importanti: si sta rivelando un valore aggiunto assieme alle scelte della società che ha resistito ha un momento di bufera totale, portando anche giocatori importanti. I risultati stanno finora dando ragione a queste scelte, Inzaghi sta facendo la differenza perché è riuscito ad incidere tantissimo anche su giocatori come Lulic e Radu che sono alla Lazio da tantissimi anni. Li ha stimolati integrando alla perfezione i nuovi arrivati, con giocatori come Felipe Anderson, Keita o Milinkovic-Savic di nuovo ripatrimonializzati dopo un’annata da dimenticare. Il serbo ora vale più di quanto è stato pagato, alla fine dell’anno scorso nonostante fosse stato uno dei più convincenti forse era arrivato a valere la metà.




A gennaio bisogna portare un attaccante per cercare l’Europa?Sono sempre dell’opinione che se c’è la possibilità di migliorare la squadra bisogna farlo. A gennaio la Lazio ha piazzato colpi importanti, come Andre Dias, Biava o Candreva, oppure altre volte ha deluso le aspettative. Le squadre che hanno traguardi importanti devono riuscire ad operare anche sul mercato a stagione in corso, anche per tenere il passo delle avversarie. Secondo me l’attaccante è il profilo da ricercare, qualcuno che possa essere più incisivo del Djordjevic attuale sotto porta.”




Un’ultima considerazione sulla vicenda dello Scudetto 1915: le prossime settimane potrebbero essere decisive ed è appena uscito il libro “Lo Scudetto Spezzato” che ricostruisce le vicende dell’epoca…La rivendicazione è stata portata avanti con grandissima intelligenza e saggezza, sono stati i tifosi della Lazio a creare grande interesse con lo strepitoso successo della raccolta firme. La storia dello Scudetto 1915 in realtà va avanti da moltissimi anni, è sempre rimasta sotto il tappeto e nessuno si è mai realmente interessato come è avvenuto in questa circostanza. I presupposti che si sono creati per l’assegnazione, grazie al lavoro dell’avvocato Gian Luca Mignogna, sono importantissimi e la Federazione dovrà tenerne conto: la raccolta firme come dicevo è stata fondamentale, ma ancor più importante è stato importantissimo riportare alla luce un pezzo della storia della Lazio e di tutto il calcio italiano. Al di là di chi vuole fare confusione avanzando altre rivendicazioni, qui ci sono fatti storici inconfutabili che parlano, con la Lazio unica squadra vincitrice del suo campionato. Il diritto della Lazio in quel campionato era molto più netto e chiaro di quello del Genoa, che poteva essere superato in classifica senza l’interruzione bellica. L’assegnazione d’imperio al Genoa è una stortura del nostro calcio, dietro lo Scudetto della Lazio c’è una storia bellissima, come quella del Grande Torino, storie intense di ragazzi che non hanno potuto più giocare per essere andati al fronte, campioni veri del calcio dell’Italia centro-meridionale che poi sono morti in guerra. Non si tratta solo di assegnare un titolo sportivo, ma anche rendere omaggio a ragazzi, eroi di Guerra che la finale se l’erano conquistata sul campo anche molto più del Genoa.




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