di Fabio BELLI

Una serata di forti emozioni: dopo un anno di pausa Guido De Angelis è tornato a premiare le icone della lazialità col premio intitolato con il nome della rivista che il giornalista ha fondato nel 1985 per raccontare le vicende del più antico sodalizio della Capitale.




Un’atmosfera unica perché il premio Lazialità ha visto alternarsi i suoi protagonisti sopra e sotto il palco. Tifosi ed autori sul campo di pagine autentiche della storia della Lazio, da Pino Wilson a Giancarlo Oddi, da Bernardo Corradi a Marco Ballotta, da Gabriele Podavini a Massimo Piscedda, fino a clip suggestive dedicate a Beppe Signori e Diego Pablo Simeone.

Gabriella Grassi, Antonio Sbardella, Angelo Tonello, Gino Camiglieri, Brunella Di Vizio (moglie di Tonino Di Vizio) e Rosaria Romani hanno rappresentato la memoria storica di chi la Lazio l’ha portata nel cuore nel passato, la porta nel presente e la porterà nel futuro tramandando un bagaglio di ricordi unici, affinché non si disperda mai.




Ma la serata si è aperta innanzitutto col ricordo per Accumoli e tutto il Centro Italia ferito, ma non a morte, dal terremoto che per circa due mesi ha tenuto col fiato sospeso, scossa dopo scossa, l’Italia intera. Il raccordo di Stefano Petrucci, sindaco di Accumoli accompagnato sul palco da Suor Paola, ha commosso tutta la platea, con l’incasso della serata dedicato proprio alle zone terremotate.

Altro momento ad alto tasso emotivo, il tributo a Giampiero Galeazzi. “Bisteccone” è ancora lì, il cuore a mille nel rivedere raccontare imprese sportive in presa diretta come lo scudetto del 2000 oppure l’oro Olimpico dei fratelli Abbagnale. Un tributo alla carriera, come quello dedicato al direttore del Corriere dello Sport, Alessandro Vocalelli, assieme al quale sono state passate in rassegna le pagine più belle ed emozionanti dedicate alla Lazio, raccontate dal quotidiano romano.




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C’è stato spazio anche per la grande attesa manifestata dal popolo laziale per lo Scudetto 1915. Mino Caprio, tra i doppiatori più celebri d’Italia e voce del mitico Peter Griffin, al grido di “Siamo tutti figli di Mignogna” ha lanciato con la sua tipica, dissacrante ironia il direttore editoriale di Laziostory e promotore della petizione (CLICCA QUI PER FIRMARE) che potrebbe regalare alla Lazio un sacrosanto terzo scudetto. “Siamo tutti figli di uno stesso sentimento”, ha dichiarato Mignogna raccogliendo uno degli applausi più sentiti e scroscianti della serata.




Lo Scudetto 1915 infiamma i cuori di tutti i presenti e di tutti i tifosi laziali, al pari delle dichiarazioni raccolte dell’infaticabile Valerio Cassetta di Lazialità, che da un lato all’alto della platea raccoglie le dichiarazioni di icone del mondo biancazzurro come Sebastiano Siviglia, Bruno Giordano, Giuliano Giannichedda, Pasquale Trane, Mario Pennacchia, Stefano Fiore, Cristiano Sandri, Felice Pulici, Guido Paglia, Andrea Agostinelli e tanti altri.




Uno spettacolo garantito anche dalla musica dei Beatles proposta durante la serata dalla chitarra di Emanuele Angeletti, dalle imitazioni di Gianfranco Butinar (sempre una garanzia con i suoi racconti su Franco Califano) e dall’arrivo finale di Juan Barnabé e di Olympia: ali spiegati sulle note di Hey Jude, verso un futuro tutto a tinte biancazzurre.

 




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