di Fabio BELLI

Una giornata suggestiva, di recupero delle proprie radici ma anche di consapevolezza massima di appartenere ad una storia unica, che nessun altro club può vantare. La commemorazione per i caduti del 1915, svoltasi presso il Cimitero Monumentale del Verano, è stato un vero, autentico successo. Di partecipazione innanzitutto, ma anche come presa di coscienza da parte dei laziali di un pezzo di storia che forse non era stato dimenticato, ma che non aveva mai avuto la storiografia che meritava. Tanti ragazzi al fronte che non sono mai più tornati, alla fine di una Grande Guerra che cambiò il concetto stesso di conflitto bellico, per quello che fu il costo di vite umane.

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Un’altra iniziativa dell’avvocato Gian Luca Mignogna che non interrompe ma affianca il discorso di rivendicazione dello Scudetto 1915: due binari paralleli che permettono ai cuori dei laziali di viaggiare spediti per ricoprire pagine gloriose della loro storia. E’ stato deposto uno striscione davanti all’ingresso del Cimitero Monumentale del Verano, con la scritta: “DAL 1915… OGGI 2016 IL GIUSTO TRIBUTO IN MEMORIA DEI CADUTI!”

La commemorazione è iniziata col suono di tromba del 24 maggio. L’avvocato Gian Luca Mignogna ha preso la parola ribadendo come l’iniziativa nasca esclusivamente per unire le bandiere laziali attorno ai caduti del 1915 e non per generare pressioni sulla FIGC per il riconoscimento dello scudetto. Il presidente della Polisportiva Lazio, Antonio Buccioni, ha enfatizzato come il 4 novembre per l’Italia sia la data in cui si porta a compimento il Risorgimento, raccontando aneddoti relativi a quegli atleti laziali che hanno versato il loro sangue al fronte. A rimarcare l’importanza del patrimonio umano offerto dalla Lazio in una ricorrenza come questa, ci ha pensato Maurizio Manzini, in rappresentanza ufficiale della SS Lazio Calcio. L’avvocato Pasquale Trane del Centro Studi Nove Gennaio Millenovecento ha ricordato come le cronache dei giornali dell’inizio del novecento parlino di partite della Lazio contro “qualche altra squadra romana”, citazione testuale che rende bene l’idea della discrepanza tra il sodalizio biancazzurro e le altre realtà del football capitolino.




Anche Stefano Pantano ha preso la parola, poi, con le prime gocce di pioggia a scendere creando un’atmosfera particolarmente suggestiva, Giancarlo Governi ha recitato la pesia di Trilussa “Fra cent’anni”, dedicata proprio ai caduti della Grande Guerra:

Da qui a cent’anni, quanno
ritroveranno ner zappà la terra
li resti de li poveri sordati
morti ammazzati in guerra,
pensate un po’ che montarozzo d’ossa,
che fricandò de teschi
scapperà fòra da la terra smossa!
Saranno eroi tedeschi,
francesci, russi, ingresi,
de tutti li paesi.
O gialla o rossa o nera,
ognuno avrà difesa una bandiera;
qualunque sia la patria, o brutta o bella,
sarà morto per quella.

Ma lì sotto, però, diventeranno
tutti compagni, senza
nessuna diferenza.
Nell’occhio vôto e fonno
nun ce sarà né l’odio né l’amore
pe’ le cose der monno.
Ne la bocca scarnita
nun resterà che l’urtima risata
a la minchionatura de la vita.
E diranno fra loro: – Solo adesso
ciavemo per lo meno la speranza
de godesse la pace e l’uguajanza
che cianno predicato tanto spesso!

Le note del Silenzio hanno poi chiuso la commemorazione, una giornata che nella storia della Lazio rimarrà impressa come quella in cui i cuori dei tifosi si sono ritrovati di fronte ad un secolo di storia passata, ed hanno omaggiato giovani costretti alla Guerra, una realtà che oggi fortunatamente non è la prassi per i ragazzi di vent’anni di questo paese: come immaginava Trilussa, un passo in più verso quell’uguaglianza “che cianno predicato tanto spesso!




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