di Fabio BELLI

Dalle stalle alle stelle, all’inferno e ritorno e percorso inverso. Simone Inzaghi si era tolto i suoi bravi sassolini dalla scarpa già in conferenza stampa, ma si sa, parlare prima a volte è rischioso. Contro l’Empoli erano arrivati i punti ma non il gioco, contro l’Udinese nessuno ha potuto davvero avere nulla da eccepire. La Lazio arriva alla seconda sosta stagionale con nuove consapevolezze, vincere tre a zero fuori casa su un campo difficile e senza cinque titolari è una prova di forza che fa chiedere: cosa separa la Lazio attuale da una Lazio davvero vincente? Proviamo ad individuare sei punti chiave.

  1. C’è solo un De Vrij. La media punti con l’olandese in campo, da quando è arrivato alla Lazio, dice 2.07 punti a partita. Media che scende a 1.27 in sua assenza. Se la matematica non è un’opinione, questo dice praticamente tutto. Rispetto allo scorso anno non ci sono più Mauricio, Gentiletti e Bisevac ma lui, Wallace e Bastos, più un Hoedt con un anno di esperienza in più. Ma l’impressione è che vicino a lui tutti siano in grado di fare la differenza.
  2. Il peso del mercato. Dopo il Mondiale del 2014, la Lazio si trovò a giocare con Klose, Biglia e De Vrij, primo, secondo e terzo classificato. Segno che la rosa della Lazio non sempre è composta da mezze figure come si vuole far credere. Persino l’argentino però ha avuto un anno di rodaggio da affrontare: se oltre ad Immobile, Lukaku e Bastos altri nuovi innesti riveleranno il loro valore, la rosa di Inzaghi potrebbe supervalutarsi.
  3. Inzaghi secchione. A dire che il mister è inesperto, in mezzo a tanti vecchi cani della Serie A, non gli si fa torto. Ma quando ha spiegato di aver studiato come fermare l’Udinese avendo visto la partita dei friulani contro la Fiorentina, una lampadina si è accesa. In un mondo che trasuda presunzione, avere un mister che studia può fare la differenza: anche per non diventare, come accaduto con Pioli, tutto ad un tratto prevedibili.
  4. Basta che c’è la salute. La vera nota dolente di questo avvio di stagione sono stati gli infortuni. Nota ancor più amara, l’ecatombe quest’anno è partita senza le coppe di mezzo. Alla ripresa bisognerà fare il punto, ma se le giornate di assenza dei titolari anche quest’anno supereranno il livello di guardia, ci sarà da preoccuparsi.
  5. Ogni maledetto mercoledì. Come l’anno scorso, giocare tre volte a settimana ammazza una rosa che non ha forse tutti i ricambi al posto giusto. Avere sette giorni per preparare una partita, si è visto contro Pescara e Udinese, è ben diverso rispetto ad esempio alla doppietta Milan-Empoli, in cui i secondi tempi sono stati giocati con la lingua di fuori. Senza coppe europee le partite infrasettimanali si conteranno sulle dita di una mano, ma quando bisognerà affrontare la Coppa Italia il problema potrebbe riproporsi.
  6. Giovani, carini e disoccupati. Inzaghi si è affidato ai veterani per far ripartire il motore della sua Lazio, ma a Udine la squadra ha dominato zeppa di Under 24 tra i titolari. L’impressione è che il salto di qualità verrà centrato se i vari Cataldi, Milinkovic-Savic, Keita, Felipe Anderson, De Vrij e soci sapranno consacrarsi definitivamente. Menzione per due “Alessandri”, Murgia e Rossi: non ci stupiremmo se saranno loro i prossimi ex Primavera a prendersi una maglia con l’aquila sul petto.

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