di Gian Luca MIGNOGNA

Il campionato è giunto soltanto alla terza giornata, ma già si possono intravedere alcuni aspetti che probabilmente lo caratterizzeranno per tutta la stagione. Come previsto, la Juventus ha dato il là alla sua corsa solitaria verso il primato, con buona pace di tutti quelli che vorrebbero assistere ad un torneo finalmente combattuto fino all’ultimo respiro. Dietro, però, è già iniziata la gran bagarre per la conquista delle posizioni europee. Roma e Napoli, nonostante le cessioni eccellenti consumatesi in estate, sembrano avere ancora un qualcosina in più delle rivali, con i giallorossi che peraltro continuano a mietere insperate vittorie di “rigore” (nella speciale classifica dei penalty concessi… sono già in testa).

Per quel che si è visto la Lazio avrà senz’altro la possibilità di dire la propria, perché Inter, Milan e Fiorentina non sembrano poter garantire quella necessaria continuità di gioco e di rendimento che occorrerebbe loro per poter serenamente allungare il passo e le due genovesi ed il Torino, pur brillanti, continuano sempre a non disporre di una rosa complessivamente e quantitativamente competitiva.

Come da previsioni meteo il gran caldo del Bentegodi non ha regalato grossi brividi, nemmeno sul campo, dove la squadra biancazzurra ha disputato una partita piuttosto guardinga, più attenta a non prenderle che a volerle dare. Rispetto al recente passato, Inzaghino ha avuto nuovamente la conferma di poter contare su un’eccellente coppia di centrali difensivi (sul gol subito è stato Parolo ad ostacolare Bastos), ma anche sugli esterni in fase di chiusura le cose non sono andate affatto male. Unico neo, i calci da fermo degli avversari. Ogniqualvolta i gialloblu hanno avuto la possibilità di calciare dalla trequarti, infatti, i calorosi tifosi laziali presenti a Verona hanno sentito sobbalzare le loro coronarie, perché la retroguardia romana in quelle circostanze non è mai riuscita a bloccare i pericolosissimi inserimenti da dietro dei clivensi.

Fortuna che Federico Marchetti si è rivelato in gran spolvero, compiendo almeno un paio di miracoli sulle conclusioni ravvicinate di Cacciatore (16’ pt) e Gamberini (17’ st), che peraltro più o meno con le stesse dinamiche aveva portato in vantaggio il Chievo ad inizio ripresa. Non è dato sapere se la retroguardia biancazzurra abbia problemi di lingua (Marchetti è italiano, Basta è serbo, De Vrij è olandese, Bastos è angolano e Radu è Rumeno), certo è che l’allenatore piacentino dovrà assolutamente inventarsi qualcosa per porre rimedio ad una situazione che potrebbe causare parecchi grattacapi.

Capitolo centrocampo. Non male in fase di interdizione, con Biglia, Parolo, Lulic e poi Milinkovic sempre pronti a ringhiare sulle caviglie degli avversari. Nella costruzione del gioco, invece, c’è ancora qualcosa che non sembra ancora essersi oleato a dovere. Lì è soprattutto Capitan Biglia che nel prosieguo del campionato dovrà prendersi qualche responsabilità in più, aumentare ritmo, precisione e verticalizzazioni quando la gara lo consente e mostrarsi decisamente più volitivo ed incisivo agli occhi dei propri compagni e degli avversari di turno.

La gara di Verona, infine, ha ribadito quel che in fondo già tutti sapevamo. Se la Lazio vorrà esser veramente competitiva in zona “Europa” non potrà fare a meno delle proprie frecce d’argento, Anderson e Keita, che tuttavia per ragioni diverse ancora non appaiono pienamente al centro del progetto di gioco dell’allenatore. Felipe continua ad alternare momenti di intensità, concentrazione ed accelerazione ad altri in cui sembra perdersi in qualche “bailata” di troppo ed in inutili inconcretezze offensive. L’ispanico/senegalese, invece, sul campo ha dimostrato ancora una volta, anche in occasione del pareggio di De Vrij, come sia l’unico ad avere l’innata capacità di “spaccare” le partite, aprire le difese avversarie e creare occasioni da gol per se stesso e per i colleghi di reparto. Non è difficile immaginare Ciro Immobile aspettarlo a braccia aperte al proprio fianco, ma spetterà a Mr. Inzaghi l’arduo compito di far capire al figliol prodigo che contratti, compagni e tifosi vanno sempre rispettati e che la Lazio non può e non deve esser mai considerata… un punto di partenza.

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