di Gian Luca MIGNOGNA (foto © Antonio FRAIOLI)

La Juventus sta diventando veramente un tabù insuperabile, perché, gare di Coppa Italia a parte, la Lazio non riesce a spuntarla con i bianconeri oramai dal lontano 2003. Ciò nonostante, però, la gara di sabato scorso ha dimostrato perlomeno tre aspetti fondamentali.

 

Il primo

Dopo tanto rumoreggiare finalmente l’organico societario ha ritrovato una fetta importantissima di lazialità, in quanto sotto questo aspetto la figura di Angelo Peruzzi come Club Manager e quella di Simone Inzaghi come Allenatore della prima squadra costituiscono una certezza assoluta di indiscutibile valore morale. L’ex portierone di Blera, infatti, ha lasciato ricordi indelebili nella mente di ogni più fervido laziale, perché è stato Campione del Mondo nel 2006 in Germania, ha disputato 226 partite in maglia biancazzurra (di cui 192 in campionato, 3 in Coppa Italia e 29 nelle eurocoppe) e con il primo club della capitale ha vinto puranche la vibrante edizione della coppa nazionale del 2004 (battendo in finale proprio la Juventus). Inzaghino, del pari, non solo da allenatore ha fatto con successo tutta la trafila delle squadre giovanili della Lazio, Allievi Regionali, Allievi Nazionali e Primavera (con la quale ha notevolmente arricchito il palmares societario: Coppa Italia nel 2013/2014 e 2014/2015 e Supercoppa Primavera 2014), ma da giocatore è stato senz’altro tra gli attaccanti più amati della storia laziale, con la cui maglia, lottando sempre come un leone, ha vinto uno storico scudetto (1999/2000) 3 Coppe Italia (1999/2000, 2003/2004 e 2008/2009) 2 Supercoppe Italiane (2000 e 2009) ed una Supercoppa Europea (1999), ha combattuto per dieci stagioni complessive dal 1999 al 2010 bucando per 55 volte le reti avversarie, ha fatto registrare il record di 4 gol in una sola partita nelle competizioni UEFA (Lazio-Marsiglia 5 a 1 del 14 marzo 2000) e finanche stabilito il record societario di 20 marcature in campo europeo.

Il secondo

Tornando a questioni di campo, invece, sabato scorso la Lazio ha giocato un ottimo match in fase difensiva, laddove Bastos ha giganteggiato, Lukaku si è distinto in chiusure e ripartenze, De Vrij ha garantito quella sicurezza che tanto è mancata lo scorso anno e Radu si è dimostrato sulla via del completo recupero. Anche a centrocampo le cose non sono andate affatto male, con Biglia, Paolo, Lulic (lui forse un po’ sottotono) ed il subentrato Milinkovic che hanno assolutamente saputo tener testa ai rivali bianconeri. Anche Ciro Immobile si è rivelato un attaccante di razza, capace di lottare fino all’ultimo respiro ed attirare su di sé fino a tre ed a volte anche quattro difensori juventini. Unica pecca, il neocentravanti laziale è rimasto spesso isolato, è mancato qualche inserimento da dietro e sulle fasce occorrerebbero incursioni più incisive. Felipe Anderson deve dimostrare che vale l’oro olimpico appena conquistato e che questo non potrà non essere l’anno della sua definitiva consacrazione, Keita Balde Diao è un grosso punto interrogativo perché lui e/o chi per lui ci devono ancora far capire che cosa il ragazzo intenda fare da grande ed i botti di fine mercato dovranno assolutamente far approdare in biancazzurro un degno erede di Antonio Candreva.

Il terzo

Impossibile non rimarcare un’evidenza sul pubblico. Chi è stato allo stadio per Lazio-Juventus o ha avuto modo di gustarsi la partita in televisione, infatti, avrà senz’altro notato che seppur in parte la Curva Nord è tornata sugli spalti, ha ripreso ad incoraggiare la squadra come ai bei tempi ed in tutti i novanta minuti non si è udito un sol coro contro il Presidente Lotito. Solo il tempo, tuttavia, saprà dirci se sarà arrivata o meno l’ora della sospirata pax latialis, che tanto potrebbe esser d’aiuto alla causa biancazzurra ed esser di supporto nell’affrontare gli innumerevoli nemici esterni del primo club capitolino.

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