di Fabio BELLI

“Fregnacce”: sinonimo umbro di quelle che al Nord vengono chiamate “chiacchiere”, a Roma “frappe” e così via. Dolci tipicamente carnevalizi: e carnevale è sinonimo di risate, anche se al momento, riguardo allo Scudetto 1915 e a quello che si legge e si dice in giro, c’è ben poco da ridere.




Di “fregnacce” ne stanno girando parecchi, perché la paura che questa clamorosa rivendicazione vada a segno, è enorme. Il lavoro dell’avvocato Gian Luca Mignogna, delle 33.000 e oltre firme della petizione, delle testate che per prime, come il “Nuovo Corriere Laziale” e “Il Tempo” hanno creduto nella rivendicazione, è arrivato in consiglio federale.




E allora qual è il problema? E’ un po’ quello che capita quando si sente una canzone interessante, si cerca il nome dell’artista su Google e improvvisamente si pensa di sapere tutto su quel cantante o gruppo o su quel genere musicale in generale. In molti hanno detto e affermato cose pesanti per screditare un’idea partita da un ufficio di via di Torre Spaccata e arrivata sulle pagine della BBC e del New York Times. Proviamo a ristabilire una verità che sia chiaro, non sarà di comodo, perché l’impresa dello scudetto 1915 per la Lazio è ancora tutta da scrivere. Ma non va fuorviata attraverso bugie o mistificazioni della realtà.




    1. Repubblica e il conflitto di interessi. Il quotidiano di piazza Indipendenza, dopo aver saputo della relazione consegnata in Consiglio Federale, si è prodotto in un lungo articolo in cui parlava di ricerca e petizione “commissionata da Claudio Lotito all’avv. Mignogna”. Doppia mossa: mostrare come la rivendicazione dello scudetto 1915 per la Lazio sia un gioco di potere del presidente laziale (in questo in palese conflitto di interessi) e far vedere come la mossa sia partita dal patron laziale per indispettire quella larga parte della tifoseria biancazzurra attualmente in contestazione. Un modo per screditare la rivendicazione quasi geniale. Peccato che la rivendicazione del legale sia nata nella redazione del Corriere Laziale, la sua petizione sia stata lanciata in prima pagina da Il Tempo e poi portata avanti da moltissime istanze del mondo laziale (a partire da “L’Ortica” di Emiliano Foglia), ringraziate a più riprese pubblicamente dall’avvocato Gian Luca Mignogna. Una sollevazione popolare riconosciuta anche da presidente federale Tavecchio (“ci é pervenuta una richiesta legale ed una petizione con 32.000 firme di cittadini romani, si presume tifosi laziali”), un modo dei laziali per riprendersi un pezzo della loro storia e riparare a un’ingiustizia di cento anni fa. Un dubbio sciolto dallo stesso avvocato Mignogna, che ha dichiarato a L’Ultima Ribattuta: ““Nessun mandato. È stata una pure invenzione di Repubblica. Che probabilmente, occupandosi poco di Lazio, scrive male di Lazio




    1. Chi ha letto il dossier emerotecario? Uno dei fiori all’occhiello della rivendicazione è il dossier emerotecario presentato in FIGC da Gian Luca Mignogna, realizzato col decisivo aiuto di Federico Felci. Un dossier che mette in luce molti punti sepolti ormai da cento anni. I giornali dell’epoca, ad esempio, parlarono di Lazio “Campione del Centro Sud”. Nelle partite che la Lazio aveva ancora da giocare, il Lucca aveva dato UFFICIALMENTE forfait e persino la semifinale tra i due “Naples” era stata UFFICIALMENTE annullata per irregolarità di tesseramente. La Lazio avrebbe più diritti su quel titolo rispetto allo stesso Genoa che praticamente si auto-proclamò campione nel 1919: non esistono delibere della FIGC, altro elemento di enorme importanza emerso dalle ricerche, che attestino il riconoscimento del titolo, all’epoca, per i Grifoni, col club rossoblu che non è in possesso di nessun documento che riconosca la legittimità di quello scudetto. Che si appuntarono nel 1921… in un ristorante, con la Federazione che si limitò a prendere atto della cosa. Ma in giro si continua a parlare di Lucca, di Naples, di Lazio addirittura non sicura del titolo del centro-sud: come se l’unica fonte fosse ancora il vecchio Almanacco Panini.




    1. Questione di matricola. Il sito della casa editrice “Edizioni in Contropiede” propone: “C’è una considerazione da fare: che la squadra che avrebbe potuto disputare gli incontri conclusivi era ancora la “Società Podistica Lazio” che sarebbe diventata Società sportiva Lazio ben dieci anni dopo! Infine, è da notare che Internazionale Napoli e Naples dopo otto anni si fusero in Internaples per poi dopo altri quattro anni, diventare Napoli.” Da far rizzare i capelli: la differenza tra Lazio Calcio e Società Podistica non viene neppure riproposta ormai dai siti satirici giallorossi che provano a fare del revisionismo storico il loro cavallo di battaglia. Il Napoli riconducibile alle squadre partenopee dell’epoca è ancor più madornale. Il Genoa e la Lazio sono le uniche squadre tra quelle in lizza all’epoca che vantano lo stesso numero di matricola e di affiliazione alla FIGC del 1915: anche se non fosse emerso il ritaglio del dossier emerotecario che attestava l’annullamento della semifinale tra Internazionale e Naples, Genoa e Lazio sono le uniche due squadre che potrebbero beneficiare dell’ex aequo. Le altre, semplicemente… non esistono più.




    1. Un precedente pericoloso. I dubbi della FIGC risalirebbero anche alla possibilità che possano essere avanzate altre istanze. Un dubbio avanzato anche da alcune componenti del mondo laziale. Paradossale pensare al Torino che rivoglia il suo scudetto revocato, o ai ragazzi dell’Inter schierati con la squadra giovanile in una finale con la Juventus o al Genoa minacciato e privato della stella a Bologna, o all’Udinese vincitrice di un torneo… non organizzato dalla FIGC. Paradossale perché si tratta di possibili istanze e rivendicazioni, legittime o meno, COMPLETAMENTE DIVERSE dal caso 1915 che rappresenta un VULNUS nella giustizia sportiva italiana. Un ex aequo non riconosciuto, solo per la presunzione del fatto che il Genoa avrebbe vinto quella finale. Un caso unico che si vuol far passare per dozzinale per “buttarla in caciara”, come si dice a Roma, visto che siamo in tema di “fregnacce”.




    1. Solo la Lazio può rivendicare lo scudetto. Si è detto anche questo: la FIGC non potrà assegnare il titolo perché la richiesta non proviene dalla società che lo rivendica. In questo ci viene in aiuto l’articolo 33 del codice di Giustizia Sportiva. Art. 33 Reclami di parte e ricorsi di Organi federali Il comma 1: Sono legittimati a proporre reclamo, nei casi previsti dal presente Codice, le società e i soggetti che abbiano interesse diretto al reclamo stesso. Quindi, i sottoscrittori della petizione e i piccoli azionisti che vi hanno partecipato. Comma 4: Sono altresì legittimati a proporre ricorso: a) il Presidente federale, anche su segnalazione dei Presidenti delle Leghe e del Presidente delegato del Settore per l’attività giovanile e scolastica; ovvero, il Presidente Federale può agire d’ufficio. N0n ha bisogno di altre “pezze d’appoggio”. Comma 11: II Presidente federale ha facoltà di stabilire modalità procedurali particolari e abbreviazione dei termini previsti dal presente Codice, dandone preventiva comunicazione agli Organi della giustizia sportiva e alle parti, nei casi particolari in cui esigenze sportive e organizzative delle competizioni impongono una più sollecita conclusione dei procedimenti. E’ dunque il presidente federale che può decidere l’iter della questione, in autonomia e agendo all’interno degli organi competenti. Un’altra PROVA SCHIACCIANTE di come la petizione si stata decisiva per portare la questione in consiglio, senza necessità di un “colpo di mano” di Lotito così come è stato fantasiosamente dipinto.




  1. Per lo Scudetto è già fatta. Neanche per sogno ragazzi, non scherziamo. Come detto all’inizio, il successo è stato riportare all’attenzione dei media di tutto il mondo una pazza idea che ha riunito oltre 33.000 cuori laziali, senza dimenticare le tantissime iniziative a sostegno della rivendicazione e della petizione. Dalla BBC al New York Times, a cento anni dalla Grande Guerra è stato ricordato il sacrificio della squadra che più di ogni altra ha mandato i suoi ragazzi a morire al fronte, rinunciando al sogno di una finale scudetto. Il libro “Dal Tevere al Piave” di Laziowiki è solo l’esempio più brillante e completo di quanto la storia abbia colpito l’immaginario collettivo laziale in un momento difficile e controverso. Nell’ultimo anno niente come lo Scudetto 1915 ha riunito tutte le istanze del tifo laziale, riportando l’ideale biancazzurro ai tempi dei pionieri del calcio di cento anni fa. Ora la palla passa alla FIGC: ci vorrà tempo, ci vorrà fede per ottenere un risultato sulla carta impensabile. Ma che bello aver vissuto questo sogno: godiamoci l’estate e il calore di queste emozioni, per il Carnevale, il freddo e le “fregnacce” ci sarà tempo.




1 commento

  1. “I giornali dell’epoca parlarono all’epoca di Lazio Campione centro-sud”. Questo non è vero. La Lazio fu campione dell’Italia Centrale. Restava da giocare la finale dell’Italia Centro-Meridionale contro la vincente tra Naples e Internazionale, che avrebbe designato il Campione dell’Italia Meridionale. E’ vero che le partite del 18 e 25 aprile tra Internazionale e Naples furono annullate per irregolarità, ma furono fatte ripetere (almeno l’andata, il ritorno no per la sospensione del campionato per motivi bellici). I documenti ufficiali della FIGC e la stessa “Gazzetta dello Sport” dell’epoca parlano chiaro. Da “Il Calcio – Rivista Ufficiale della FIGC” (liberamente consultabile sul sito della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze), Anno II, n. 8, 30 aprile 1915, p. 2, Seduta di Presidenza – 23 aprile 1915: “CAMPIONATO PARTENOPEO – Annullamento gara. La P.F. [Presidenza Federale] […] delibera di annullare semplicemente la partita del 18 aprile tra Internazionale e Neaples mandando alla C.T. di fissare nuova data”. Quindi furono annullate e fatte ripetere. E difatti, come narra “La Gazzetta dello Sport” del 17 maggio 1915 (liberamente consultabile sul sito maglia rossonera andando a cercare i dettagli della partita disputata dal Milan il 16 maggio 1915), il 16 maggio 1915 si disputò la partita di andata del campionato tra Internazionale e Naples che vide prevalere i primi per 3-0. Il ritorno, fissato per il 23 maggio, non fu disputato per la sospensione bellica. L’Annuario del Football 1919-20 (liberamente consultabile sul sito della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze) a pagina 120 fornisce le seguenti classifiche: Finale Italia Centrale: Lazio 10, Pisa 8, Roma [denominazione alternativa del Roman] 6, Lucca 0. Girone Campano: Internazionale 2, Naples 0. Quindi, se l’annuario conferma che il girone dell’Italia Centrale fu portato a termine (perché scrive che tutte le squadre disputarono sei partite), conferma anche che la partita d’andata del girone campano (che poi di fatto era il campionato dell’Italia Meridionale e Insulare, dato che a quel campionato si erano iscritte solo squadre campane) fu effettivamente ripetuta e disputata e finì 3-0. Quindi Internazionale e Naples non furono per niente squalificate. La Lazio aveva vinto solo il Campionato dell’Italia Centrale, doveva ancora affrontare la vincente tra Internazionale e Naples. “Come se l’unica fonte fosse ancora il vecchio almanacco Panini”: infatti che la Lazio fu solo campione dell’Italia Centrale e che Internazionale e Naples non furono affatto squalificate e la prima partita annullata era già stata ripetuta lo confermano “La Gazzetta dello Sport” dell’epoca, “Il Calcio – La rivista ufficiale della FIGC” e l'”Annuario del Football 1919-20″ della Baccani, che sono fonti dell’epoca di una certa autorevolezza.

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