Pubblicato su “Il Nuovo Corriere Laziale” del 25 aprile 2016

di Gian Luca Mignogna

Le consultazioni storiografiche eseguite per la rivendicazione dello Scudetto 1915 hanno riproposto con forza il tema dei colori sociali della Lazio. Nell’ultimo ventennio la polisportiva capitolina ha optato ufficialmente per il biancoceleste, ma storicamente, nell’immaginario collettivo e nel linguaggio dei tifosi a prevalere era e resta sempre il biancazzurro. Se fossimo stati in Inghilterra la questione non si sarebbe nemmeno posta, perché gli anglosassoni racchiudono tutte le gradazione del cielo nell’unicum del blue sky. Non così nell’articolata lingua italiana, in cui, invece, anche la gamma dei colori subisce tutta una serie infinita di sfumature e specificazioni. “La Lazio avrà i colori del cielo!”: così esclamarono Luigi Bigiarelli & C. il 9 Gennaio 1900 a Piazza della Libertà in occasione della fondazione della prima squadra della capitale. Come sappiamo la scelta fu compiuta anche per omaggiare lo spirito olimpico ellenico, custodito “omnia saecula saeculorum” nella sublimazione dei colori della bandiera greca. Ma il cielo di colore è? L’uomo comune non avrebbe alcun dubbio: il cielo è azzurro! E lo stendardo greco come si caratterizza cromaticamente? Qui la risposta è senz’altro più articolata, perché quello moderno è evidentemente bianco e azzurro scuro, mentre quello antico era bianco e azzurro chiaro o per tornare a “noantri” bianco e azzurro cielo. E il celeste? Il celeste nelle antiche civiltà greco/romane era utilizzato prevalentemente per riferimenti a realtà immanenti (c.d. corpus coeleste), mentre per definire il mondo materiale era molto più utilizzato il colore “azureum”. Sul fronte Lazio l’insorta dicotomia biancazzurro/biancoceleste si spiega invece per tre ordini di ragioni. La prima. Nel corso della sua storia la Lazio in alcune occasioni ha schiarito le proprie maglie, spesso per consentire un miglior contrasto con stemma, calzoncini e calzettoni a tonalità più scure. La seconda. A volte si è ricorsi al biancoceleste per distinguersi dal Napoli, che tuttavia sarà fondato solo 26 anni più tardi (1926), non avrà il bianco nei propri colori sociali e sarà caratterizzato dall’azzurro mare e non già dall’azzurro cielo. La terza. Sotto la Presidenza Generale (1992-2005) del compianto Renzo Nostini (1914-2005) è prevalsa la corrente di pensiero pro biancoceleste, che per l’effetto fu ufficializzato con il consenso del più grande presidente, dirigente ed atleta polisportivo che la Lazio abbia mai potuto annoverare (nuoto, pentathlon moderno, pallanuoto, rugby e scherma). La ricerca emerotecaria, tuttavia, ci ha detto qualcosa di più e di diverso. Sia negli anni antecedenti la grande guerra, sia nelle cronache del campionato 1914/15, sia nei decenni successivi, la Lazio nella maggior parte dei casi era definita biancazzurra, alcune volte esclusivamente azzurra ed assai più raramente biancoceleste (perlomeno fino agli anni ’90). Ne forniscono un’inconfutabile prova “per tabulas” i numerosi articoli di giornale esaminati, le fonti storiche del calcio italiano (testi, riviste, almanacchi, album) e non ultimo il volume “Il Cielo come Maglia” (Ed. Goal Book – Novembre 2013), in cui a commento della divisa sociale utilizzata dalla Lazio Calcio nel 1914/15 (FOTO) viene testualmente riferito che “la maglia indossata in questa stagione si presenta a tinta unita, dalla tonalità cromatica più azzurra che celeste e con i laccetti incrociati a chiudere l’ampio collo. La maglia riprende il modello utilizzato nella prima finale scudetto giocata dalla Lazio nel 1912/13 e sarà utilizzata per molti anni dal club”. Del resto se negli anni settanta si cantava “Forza Lazio biancazzurra, tu nun devi ave’ paura”, se dagli anni ottanta all’Olimpico è sempre riecheggiato “Nel cielo biancazzurro brilla una stella, che in tutto il firmamento è sempre la più bella”, se a partire dagli anni duemila è nata “Bianco e Azzurro è il tuo colore, Bianco e Azzurro Lazio nel cuore”, se in tutti i cori della curva e delle tribune è sempre stato evocato il biancazzurro, se il primo gruppo storico di aggregazione ultras si è chiamato G.A.B.A. (Gruppi Associati Bianco Azzurri), beh, allora, sembra proprio evidente che una qualche ragione ci dovrà pur essere…
Biancazzurri alé alé, Biancazzurri alé alé!

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